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Permessi di soggiorno facili: rinviati a giudizio professionisti e pubblici impiegati
Pistoia, l’8 marzo l’udienza per i patteggiamenti e i riti abbreviati chiesti dagli imputati pakistani, tra cui il presunto capo
PISTOIA. Mentre colui che è ritenuto dalla procura della Repubblica l’ideatore e l’artefice del giro di permessi di soggiorno facili ha chiesto di patteggiare la pena, ieri pomeriggio sono arrivati i primi rinvii a giudizio nell’ambito dell’inchiesta “Whitewash”, che a gennaio 2018 era culminata con l’arresto di 13 persone.. A dover comparire il 21 marzo davanti al tribunale collegiale di Pistoia saranno sette fra professionisti e dipendenti pubblici: il commercialista Massimo Morini, 70 anni, di Monsummano; Gabriele Adriano Gagetti, 61 anni, di San Giuliano Terme, anche lui commercialista; Barbara Capecchi, 49 anni, consulente del lavoro di Agliana; Salvatore Bracco, 48 anni, falso consulente del lavoro domiciliato a Capraia e Limite; Enrico Ricciarini, 59 anni, e Sergio Cotti, 56 anni, dipendenti dell’ufficio tecnico del Servizio urbanistica del Comune di Pistoia (sospesi dal lavoro); e Valerio De Angelis, 54 anni, di Pistoia, impiegato allo Sportello unico immigrazione della prefettura.
Ieri pomeriggio, la gup Patrizia Martucci ha accolto le richieste del pm titolare dell’inchiesta Claudio Curreli, che, appunto, aveva chiesto il rinvio a giudizio per sette dei dodici imputati in questo primo stralcio dell’inchiesta che vede circa 160 indagati. Gli altri cinque imputati hanno invece chiesto di essere giudicati con riti alternativi. Tra loro, l’ideatore del traffico illecito, Iqbal Asjid, 42 anni, pakistano da anni residente a Pistoia, che ha chiesto di patteggiare la pena dopo aver ampiamente collaborato con gli inquirenti. Unico ad essere ancora sottoposto ad una misura restrittiva, per lui ieri è arrivata la decisione del tribunale del riesame di Firenze: oggi uscirà dal carcere per tornare agli arresti domiciliari.
La sua richiesta di patteggiamento sarà comunque valutata dal gup l’8 marzo, così come quella dei suoi 4 connazionali finiti alla sbarra: Muhammad Chaudhry, 56 anni, domiciliato a Prato, che ha chiesto il patteggiamento; Fiaz Ahmad, 43 anni, domiciliato a Pistoia, Shahbaz Ahmed, 48 anni, e Qaisar Amir, 42 anni, che hanno chiesto invece di essere processati con il rito abbreviato.
Corruzione, violazione del segreto di ufficio, traffico di influenze illecite, falso ideologico e materiale, omissione di atti d’ufficio, procurato ingresso illegale e agevolazione della permanenza nel territorio dello Stato di almeno 181 cittadini stranieri i reati contestati nell’ambito dell’inchiesta della Squadra mobile che, a gennaio 2018, ha portato all’arresto di 13 persone e all’applicazione di altre 5 misure cautelari.
Un’operazione che ha fatto luce su un traffico di permessi di soggiorno che vedeva coinvolti anche liberi professionisti, pubblici dipendenti e anche una poliziotta adesso in pensione. Oltre 160 gli indagati. Dai 1.000 ai 1.500 euro per un permesso, dai 4.500 agli 8.000 per un ricongiungimento familiare. Queste le cifre che gli stranieri (soprattutto pakistani) erano disposti a pagare, per un giro d’affari che, tra il gennaio 2013 e il febbraio 2017, ha fruttato secondo gli inquirenti circa 300.000 euro. —
Massimo Donati
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