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La cucina pistoiese codificata in un libro per la ricerca sul cancro
Pistoia. Maccheroni sull’anatra, pammolle, farinata con le leghe, confetti ricciuti e il carcerato sono solo alcune delle oltre sessanta ricette tipiche della cucina pistoiese e toscana contenute nel volume “Pistoia e dintorni da mangiare. Viaggio guida tra cultura del cibo e cultura laica”,edito da Nuove Esperienze.
Un libro dove le ricette sono intervallate da numerosi cenni storici, curiosità, informazioni e suggestivi scatti della città, il cui ricavato dalle vendite sarà interamente destinato alla Fondazione Firenze radioterapia oncologica Onlus (il soggetto che, dal 2016, ha dato vita alla manifestazione culturale Estate in Fortezza).
Il volume, nato da un’idea di Giampiero Tommasi – membro della Fondazione, che ha sede a Pistoia – è stato pubblicato in milleseicento copie ed è in vendita nelle librerie di Pistoia. L’impaginazione e la grafica del volume sono a cura di Giulia Ercolini, le fotografie sono state scattate da Sandro Nerucci.
«In questo volume – racconta Tommasi – ho voluto valorizzare la cucina del nostro territorio, ma quello che più mi sta a cuore è il fatto che acquistando questo volume si contribuisce a realizzare le attività della Fondazione Firenze Radioterapia Oncologica onlus».
«Ci sono tanti modi per raccontare la storia e l’identità di un territorio – sottolinea l’assessore al turismo Alessandro Sabella –, anche attraverso i sapori della cucina tradizionale, proprio come fa questo volume. Un libro di cultura e tradizioni che mi piacerebbe fosse acquistato e messo in mostra all’interno dei ristoranti del centro, raccontando la città a chi la visita».
Così, nel volume si trovano divertenti aneddoti sulla città e sulle sue tradizioni, dalla “corona con i pippi” che ogni 24 agosto colora e addolcisce la giornata dedicata al santo protettore dei bambini San Bartolomeo, oppure il piatto del carcerato che, come racconta la tradizione prende il suo nome dal fatto che i galeotti del carcere di Santa Caterina in Brana, a pochi metri dai macelli comunali, chiesero e ottennero che gli scarti del vitello (a Pistoia conosciuti come le rigaglie), potessero esser destinate a loro per farne una zuppa. –
V. V.
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