Gioco
Dalla “pepiniere” di Bartolini a Vannucci Il vivaismo pistoiese compie 170 anni
Mati, presidente del Distretto: una serie di iniziative per celebrare l’anniversario. I diserbanti da usare sempre meno
I primi vivai venivano detti “pepiniere”, con evidenti richiami alla lingua francese. E il primo a creare una pepiniere fu un giovane giardiniere di due importanti famiglie pistoiesi, i Bozzi e i Bracciolini. Era il 1849 quando Antonio Bartolini decise di mettersi in proprio, in un piccolo terreno sulla via Provinciale Lucchese, appena fuori città. Dopo pochi anni trasferì la sua attività in un nuovo orto, nei pressi di piazza del Carmine. Si dedicò alla coltivazione delle piante arboree e il suo vivaio divenne ben presto apprezzato, tanto da non riuscire a soddisfare tutte le richieste che venivano anche da fuori città. Il successo di Bartolini convinse molti concittadini a imitarlo. Per i vivaisti pistoiesi l’occasione di raggiungere il successo arrivò dalla necessità di abbellire a verde la limitrofa Firenze, appena divenuta capitale del Regno d’Italia.
Da Bartolini, Ernesto Tonelli, Martino Bianchi agli attuali Vannucci Piante, Giorgio Tesi Group, Innocenti & Mangoni, Mati Piante, e le altre 1. 500 aziende che, a distanza di 170 anni, fanno del vivaismo pistoiese la punta di diamante del settore in Europa. Sì, perché al 70% di produzione in Toscana corrisponde il 35% del totale a livello nazionale. Pistoia contribuisce, per un terzo, a fare dell’Italia il secondo Paese in Europa nella produzione florovivaistica. Secondo solo all’Olanda.
Un comparto con 5. 200 addetto (10mila considerando l’indotto) che si porta dietro i fasti del’900 (soprattutto dal secondo dopoguerra), la crisi degli ultimi 5 anni e l’ombra della pericolosità dei pesticidi usati nella produzione. Ombra che il presidente del Distretto vivaistico, Francesco Mati, respinge con forza. «Non è il glifosato in sé ad aessere cancerogeno, ce lo dicono anche gli studi del Sant’Anna di Pisa». Fatto sta che nel 2016 Arpat ha rilevato una presenza oltre la norma di glifosato nelle acque e il dibattito con le associazioni ambientaliste si è fatto ancora più aspro. Mati ha chiesto, e ottenuto, un tavolo con il Comune, i colleghi vivaisti e le associazioni di categoria per affrontare la questione: «L’obbiettivo – afferma – è andare verso un vivaismo che limiti ai minimi termini l’uso di antiparassitari e diserbanti».
Ma 170 anni, e con i numeri sopra citati, sono un anniversario importante: «Sì, ed è per questo che nell’incontro avuto due giorni con il sindaco Tomasi in occasione del rinnovo dei vertici dell’Associazione vivaisti pistoiesi, gli ho espresso la mia volontà di studiare, come Distretto, una serie di iniziative in città». Mostre, convegni, progetti con le scuole: «Recite a tema con gli studenti, tavole rotonde sulla storia del vivaismo: dalle piante a radice nuda alle zolle, dalle zolle impagliate ai vasi di plastica». Ma non solo: «Alla Regione Toscana ho suggerito un’idea di co-marketing che inglobi le peculiarità della nostra economia. Andiamo – per esempio – in Belgio o Germania per una fiera del vino e nei depliant informativi inseriamo le punte di diamante di tutta la nostra economia». E un altro sogno del presidente riguarda proprio la creazione di un marchio su alcune delle piante tipicamente coltivate alle nostre latitudini: «La profumata magnolia dalle foglie larghe e sempreverdi, il leccio, il cipresso...».
Il vivaismo pistoiese non ha superato indenne gli effetti della globalizzazione: «A chi mi chiede: “Perché dovrei comprare da te una lagerstroemia che in un altro Paese compro alla metà? ” io posso solo far notare se è sicuro che il livello qualitativo sia lo stesso». E il sogno per i prossimi 170 anni? «Che non siano passati a difenderci da accuse che di scientifico hanno poco o niente». –
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