Guasti e treni fermi Tra Lucca e Firenze il calvario senza fine dei pendolari
Sempre più spesso i convogli da e per il capoluogo regionale hanno ritardi di decine di minuti. Passeggeri esasperati
PISTOIA. Dieci, quindici, a volte trenta o quaranta minuti. Martedì sera addirittura due ore. Ci si potrebbe scrivere un libro. Sono i ritardi accumulati quasi ogni giorno dai treni che viaggiano sulla tratta Firenze-Lucca.
Potrebbe sembrare cosa da poco per chi decide di utilizzare il treno per un viaggio di piacere o per una gita fuori porta: diventa sicuramente stress ai livelli massimi per il pendolare di turno costretto ad arrivare tardi sul luogo di lavoro. Sveglia, colazione, accompagna i figli a scuola, prendi la macchina per arrivare in stazione, trovare parcheggio, arrivare con il fiatone al binario e vedere che il treno su cui devi salire ha già dieci minuti di ritardo. Che poi diventano venti. Trenta. Mentre l'ansia sale.
Ultimo fiore all'occhiello è stato quello di martedì, intorno alle 17,15, quando i ritardi sono arrivati addirittura a due ore, oltre alla cancellazione di tre treni e limitazione nel percorso, per una serie di problemi tecnici a tre passaggi a livello tra Pistoia e Serravalle.
Altro giorno di calvario era stato venerdì scorso, 11 gennaio, quando un guasto ad un passaggio a livello lungo la tratta Lucca-Montecatini, in località Tassignano, ha causato il ritardo di ben sei treni regionali, cioè quelli in partenza da Lucca tra le 5,10 e le 7,40. «Quel giorno il treno che prendo sempre io da Pistoia alle 8 in direzione Campo di Marte è partito in orario –- racconta Chiara Innocenti, ex assessore provinciale, oggi una dei tanti pendolari pistoiesi – ma le persone che sarebbero dovute salire sui treni precedenti, e che non avevano potuto farlo a causa dei ritardi, si sono riversate tutte su quello. Solo che questo treno è arrivato a Prato centrale e lì è rimasto fermo per una buona mezz'ora per far passare gli altri treni. Ovvio che siamo rimasti lì in attesa stipati come sardine».
Non si capisce come mai il treno sia rimasto fermo tutto quel tempo, continua Chiara Innocenti, mentre gli altri treni sono passati regolarmente. «Sono arrivata tardi sul posto di lavoro e sono dovuta uscire un'ora dopo rispetto al previsto – conclude – considerando che era anche venerdì devo dire che non è stato proprio il massimo. Comunque disagi di questo tipo accadono molto spesso, non sono avvenimenti sporadici».
Testimonianza simile arriva anche da Dario Cafiero,altro pendolare della tratta maledetta. «Anche lunedì scorso è successa la stessa cosa, ma almeno siamo stati informati e c'erano anche treni straordinari». Tanto per sommare disagi su disagi, altro problema è anche questo: la mancanza di informazioni, segnalano i pendolari, sugli effettivi motivi dei ritardi o dei guasti.
«Sempre vaghe le motivazioni» oppure «Viaggi in assenza di sicurezza e treni fatti fermare 300 metri dopo le stazioni per far passare quelli dietro» scrivono sulla pagina Facebook "I pendolari della Firenze-Viareggio", gruppo nato per raccogliere gli sfoghi dei malcapitati di turno. Anche sul sito della Regione Toscana, nell'apposita pagina "Muoversi in Toscana-Pendolari in treno" i costanti aggiornamenti riportano continuamente ritardi, guasti o cancellazioni sulla linea Firenze-Pistoia-Lucca-Viareggio.
Insomma, un quadro esestremamente negativo, tra l’altro documentato anche dal sito della Regione e testimoniato ogni giorno da centinaia di pendolari esasperati. Ma tutto questo non sembra scuotere più di tanto Trenitalia.
«Qualche piccolo ritardo ci può stare,la Firenze-Viareggio è una tratta molto lunga» – è il commento dell'ufficio stampa. E sui problemi registrati venedì scorso: «Non abbiamo ricevuto particolari segnalazioni. Dopo comunque tutto è tornato alla normalità». Sui guasti tra Pistoia e Serravalle e sui treni in ritardo di martedì è stato invece diramato un comunicato in cui si riconoscono i “ritardi fino a 120 minuti” e con il quale Rfi si scusa e informa di aver già avviato “gli opportuni approfondimenti interni” per impedire il ripetersi del problema.—
Alessandra Tuci
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