Il Tirreno

Pistoia

Il rito dei caratelli dà vita al vin santo 2015

Giuseppe Boi
Il rito dei caratelli dà vita al vin santo 2015

Ieri nell’azienda Marini, insieme a esperti e curiosi, l’apertura delle botti con il mosto della vendemmia di tre anni fa+++

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Un colpo secco di matello sul piccone. Il tappo della botte salta e il vin santo può uscire diffondendo il suo profumo nell’aria. È l’apertura dei caratelli, un vero e proprio rito con cui nasce il vino della festa, quello da offrire agli ospiti importanti secondo la tradizione toscana. Ieri l’usanza si è ripetuta nell’azienda Marini di Pistoia, che ormai collega il rito ad un’altra consuetudine: quella di stappare le botti davanti ad esperti e curiosi ospitati nella vinsantaia per la 15ª edizione di “Vin Santo è”.

«Quindici anni fa assaggiare per la prima volta il vino insieme a degli ospiti sembrava una scommessa, ora è diventata una realtà», ha spiegato il patron dell’azienda Giuseppe Marini prima di aprire il primo dei quattro caratelli degustati da lui e dai presenti. «È sempre stato un rischio... calcolato», gli hanno fatto da contraltare Angelo Laino e Riccardo Guerrazzi della Fisar (Federazione italiana sommelier albergatori ristoratori) che ieri hanno guidato i presenti nella degustazione.

Tra un caratello di castagno e uno di rovere, un vin santo con la “madre” e uno senza, i sommelier hanno invitato i presenti a degustare il mosto conservato dal 2015. Un nettare nato da un’annata eccezionale che ha davanti a se almeno altri due anni di affinamento prima di diventare un “vero” vin santo”. «Il nostro compito è rispettare la natura immaginando dal chicco d’uva quale sarà il prodotto», ha spiegato Fabio Marini che insieme alla sorella Sara affianca il padre nell’azienda di famiglia.

Un rispetto che regala profumi ed emozioni uniche, come quella di assistere alla “nascita” di un vino che rappresenta un’eccellenza. —



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