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Ex Breda, le imprese interessate ci sono «Ma il Comune ci dia almeno 3 anni in più»

Fabio Calamati
Ex Breda, le imprese interessate ci sono «Ma il Comune ci dia almeno 3 anni in più»

La richiesta dei curatori fallimentari: va prolungata la durata del piano particolareggiato. Via alla discussione della delibera

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PISTOIA. Lo hanno chiesto esplicitamente i due curatori fallimentari della Giusti per l’edilizia Silvio de Lazzer e Manuela Olastri, con una lettera arrivata in Comune a dicembre: bisognerebbe differire il termine di scadenza del piano particolareggiato per l’ex Breda est, che oggi come oggi cesserebbe di avere validità il 18 gennaio prossimo. E l’amministrazione Tomasi è orientata ad accontentarli: la proposta è stata presentata ieri pomeriggio alla seconda commissione consiliare dall’assessore all’urbanistica Alessandro Capecchi e dai tecnici dell’assessorato, guidati dall’architetto Olga Agostini.. Il piano particolareggiato di quello che sarebbe dovuto diventare il quartiere più moderno di Pistoia e che invece oggi è di fatto un cantiere edile paralizzato dal fallimento del suo titolare, la Giusti per l’edilizia, porta la data del 19 gennaio 2006. Con dieci anni di durata “standard”, più tre di proroga concessa dal decreto del 2013, si arriva al 2019: perché attendere ancora? Perché – come sottolineano i curatori fallimentari – hanno ricevuto manifestazioni concrete di interesse da parte di diversi investitori, anche stranieri, interessati a subentrare all’azienda pistoiese fallita e completare gli interventi privati (in primo luogo il grande albergo da oltre 100 camere) e quelli pubblici (il parcheggio interrato da 430 posti, le due piazze e la strada centrale del nuovo quartiere, la cosiddetta “spina”).

Se acquisissero concretezza, questi “cavalieri bianchi” potrebbero riavviare il cantiere, completandolo. Sarebbe soddisfatto il Comune, che finalmente vedrebbe concluso il recupero del quartiere, ma sarebbero soddisfatti anche i creditori della Giusti per l’edilizia (tra i quali, ovviamente, c’è lo stesso Comune di Pistoia) che potrebbero contare sul ricavo della vendita degli spazi privati per recuperare almeno in parte i loro soldi.

Sull’altro fronte, gli eventuali investitori hanno tutto l’interesse a mantenere l’attuale piano particolareggiato, che rispetta la vecchia normativa urbanistica e prevede quindi standard (dotazioni di spazi verdi, di opere pubbliche eccetera) molto più favorevoli di quelli che sarebbero applicati se oggi il Comune dovesse riprogettare tutta l’area.

Di qui la proposta, formulata da Capecchi, di un differimento del termine di scadenza del piano particolareggiato di almeno tre anni. «Ma la nostra proposta – ha precisato – è aperta a integrazioni. L’unica esigenza sarebbe quella di discutere e approvare il tutto nel prossimo consiglio comunale di lunedì».

Vista l’importanza del tema - si tratta in fondo della più grande operazione urbanistica del dopoguerra a Pistoia, arenatasi clamorosamente già nel 2012-13 e ripartita (ristrutturazione del debito per 70 milioni e altri 40 di soldi freschi) solo per ribloccarsi dopo pochi anni – la seconda commissione si riunirà anche oggi e domani. —

 

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