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«Lo sfregio del libro gettato dal Balzo Nero»

Carlo Bardini
«Lo sfregio del libro gettato dal Balzo Nero»

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San Marcello. Non si scopre niente di nuovo a dire che andare in montagna è un po’ come avvicinarci a Dio. Salire su quei crinali e sentire dentro noi qualcosa di mistico. Un senso di libertà che è difficile spiegare ma che ti esplode con parole che, forse, nemmeno noi stessi credevamo di saper dire.

A volte questi pensieri, queste emozioni, o come vi piace chiamarle, gli escursionisti sentono il desiderio di lasciarle scritte nei “libri di vetta”, registri cartacei che vengono lasciati in cima alle montagne per raccogliere i messaggi di coloro che passano di lì. Vette speciali, che una volta raggiunte, offrono un panorama da mozzafiato.

Quello che si trova al Balzo Nero, una vetta di 1.315 metri tra Lucca e Pistoia, è custodito da 31 anni da Federico Pagliai, operatore del 118, nonché scrittore affermato ed esperto di montagna.

Il suo prossimo progetto è quello di farne un libro, una sintesi dei vari “libri di vetta”. «Da 31 anni cambio il libro di vetta che sta sulla sommità del Balzo Nero. È una storia lunga – spiega Pagliai – di stima e rispettosa, eterna amicizia tra un Federico ventenne e un vecchio ottantenne, uniti da una comune passione e una promessa mantenuta. Dal 1987 è una missione, e la continuo per lui, per me e soprattutto per coloro che una volta in cima sentono il bisogno di lasciare una testimonianza che diventa momento di unione. Uomini e donne accomunati dalla sana fatica del salire in alto». A casa Federico custodisce gelosamente almeno 25 di questi “libri di vetta”. Alcuni malconci, altri meno, ma tutti densi di valori e messaggi umani. «Una volta il libro veniva tenuto incastrato tra la roccia – ci racconta – poi negli ultimi anni, grazie a un escursionista che si chiama Giovanni Bechi, viene tenuto in una scatolina di metallo. La mia intenzione è quella scrivere un libro entro quest’anno: una sintesi per tema delle testimonianze più significative». In quel punto del Balzo Nero vi è anche una piccolissima croce che ricorda un caduto. Negli ultimi anni però si è verificato qualcosa di veramente brutto. «Qualcuno arriva fin lassù – rivela Pagliai – e getta il libro giù per le balze, disperdendo così un patrimonio culturale. Mi piacerebbe saperne il motivo, perché compie davvero un grave danno». Un fatto che si è verificato anche questa volta, e solo grazie a un escursionista che lo ha ritrovato Pagliai ha potuto riportare il libro di vetta nella sua casa. —

Carlo Bardini

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