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Sempre più bandoni abbassati in nove mesi 152 chiusure Confesercenti chiede aiuto
PISTOIA. Continua ad essere negativo il saldo tra aperture e chiusure delle imprese commerciali registrate alla Camera di commercio di Pistoia. Nei primi nove mesi del 2018, in provincia, si sono registrate 152 attività in meno, 97 delle quali nel settore commercio propriamente detto e 55 in quello della ristorazione.
Dati che non migliorano se si analizzano quelli della sola città di Pistoia dove, sempre nei primi nove mesi dello scorso anno, il saldo negativo registrava 15 imprese in meno nel settore "commercio all'ingrosso e al dettaglio" e 22 nel settore “attività dei servizi di alloggio e di ristorazione”, per un totale di 37 attività chiuse. Una crisi che - come rilevato da “Il Tirreno” qualche giorno fa - continua a mordere sia nel centro storico del capoluogo, dove anche il mese di dicembre 2018 ha visto abbassarsi il bandone su diversi negozi noti della città, sia nel resto del territorio provinciale dove il calo si registra in quasi tutti i settori tradizionali del commercio, dell’artigianato e del turismo.
A lanciare l'ennesimo grido d'allarme per l'intero settore delle imprese commerciali, e in difesa degli imprenditori che hanno ancora il coraggio di investire, è il presidente provinciale di Confesercenti Pierluigi Lorenzini. «L’Italia - sottolinea Lorenzini - è diventata un paese povero, in cui i cittadini che lavorano, e non i disoccupati o coloro che sono in cerca della prima occupazione, durano fatica ad arrivare alla fine del mese. Certi comparti che caratterizzavano il way of life sono scomparsi o sono in grossa sofferenza, come i locali serali o notturni. E chi si salva, lo fa spesso per il gettito dei turisti stranieri, non certo per il nostro».
«In questa situazione di indigenza – prosegue nella nota il presidente di Confesercenti - fare impresa è difficile, nel comparto economico commerciale più che da altre parti. Certo, se un imprenditore è avveduto o coraggioso può (facendo economia di scala) ancora provare a fare crescita e assumere personale. È necessario però che chi ci amministra a tutti i livelli sia onesto, non racconti più le novelle e, con tutte le difficoltà del momento, si sieda a un tavolo con chi produce lavoro e reddito per tornare a crescere. Per cui ben vengano gli imprenditori capaci e coraggiosi, ma non deve essere necessario diventare dei fuoriclasse per avere ciò che in altri paesi è la normalità, se non vogliamo tornare a inizio del secolo scorso con emigrazioni in massa della nostra migliore gioventù».
Lorenzini lancia infine un incoraggiamento agli imprenditori. «A chi è ancora così spregiudicato da credere che in questo paese sia possibile fare impresa producendo frutti - sottolinea - esorto ad analizzare in maniera attenta i numeri delle chiusure delle attività prima che sia troppo tardi, per invertire questa tendenza tragica: ogni saracinesca che si abbassa è un lutto per la nostra società». —
V.V
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