Il Tirreno

Pistoia

la montagna che rinasce 

Duecento giovani all’apertura del nuovo Maeba

Carlo Bardini
Duecento giovani all’apertura del nuovo Maeba

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San Marcello. Si sentiva la mancanza del Maeba. Lo hanno dimostrato gli oltre duecento giovani che ieri pomeriggio hanno partecipato alla festa organizzata per presentare l’apertura del locale che avverrà in occasione del prossimo carnevale, intorno al mese di febbraio.

Una miriade di giovanissimi che sono stati assieme per diverse ore ascoltando la musica di gruppi emergenti ed hanno, in qualche modo, rassicurato i nuovi gestori, di avere intrapreso il giusto percorso per raggruppare il mondo giovanile. Le realtà che hanno ottenuto l’assegnazione del Maeba, presentatesi come Raggruppamento temporaneo d’impresa, sono l’associazione socio-culturale Maeba (formata da Unicoop, Social Valley, Pubblica Assistenza di Maresca-Gavinana) e le cooperative sociali Arké e Manusa. Alle 18, poi, accompagnati dalle note del Gruppo bandistico della Montagna Pistoiese, il discorso del sindaco di San Marcello-Piteglio Luca Marmo, accompagnato da Massimo Civilini, in rappresentanza delle cooperative gestori e Carlotta Sichi, presidente della nuova associazione culturale “Maeba” e Nicola Ruganti, consulente delle cooperative.

«Il progetto che persegue questa nuova realtà-ha detto Marmo non corrisponde esattamente a quello che il Maeba rappresentava in quegli anni ma l’elemento di comunanza è il fatto che questo era, è e rimane un luogo dedicato ai giovani. Dove si alimentano i rapporti tra i ragazzi in modo sano in una dinamica progettuale dove loro stessi sono protagonisti”. Presenti anche Federica ed il fratello Fabiano Fattorini, che in passato con i genitori gestivano la ex discoteca. «Rivedere accesa la luce del Maeba-hanno detto i due fratelli-è una luce per la montagna. Speriamo che sia davvero un luogo per i giovani e non solo». Per non dimenticare il passato ad anno nuovo verrà organizzata una mostra con le foto “storiche” del Maeba di una volta grazie alla collaborazione con la famiglia Fattorini e un progetto dal titolo “Studiamo la mongolfiera”. –

Carlo Bardini

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