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«Una giustizia ingiusta» Gli avvocati penalisti incrociano le braccia
pistoia. Dopo l’astensione di poco meno di un mese fa, gli avvocati penalisti incroceranno nuovamente le braccia domani e martedì per protesta contro il progetto di riforma della giustizia penale (in particolare della prescrizione) proposto dal ministro Alfonso Bonafede. È quanto deciso dalla giunta dell’Unione delle Camere penali.
Gli avvocati penalisti – spiega l’avvocato Andrea Niccolai, già presidente della Camera penale di Pistoia – si fermeranno ancora una volta ed ancora una volta non sarà per interessi di bottega ma per i diritti dei cittadini. L’attenzione per le disgraziate vicende della legge finanziaria non deve distrarre dalla risoluta attuazione di una controriforma della giustizia penale che calpesta i diritti scolpiti nella carta costituzionale. Sta per essere approvato il cosiddetto “Decreto spazzacorrotti”, dove si concentrano e si manifestano le peggiori aspirazioni di un populismo giudiziario che vuole usare la giustizia come strumento di vendetta sociale, acquistare consenso amplificando esigenze securitarie solo in parte effettive, far coincidere il concetto di certezza della pena con quello della certezza del carcere, trasformare il processo in un infinito supplizio per l’imputato».
Il decreto contiene la sostanziale abolizione della prescrizione che, secondo gli avvocati, ha la funzione di presidiare il principio costituzionale della ragionevole durata del processo e di evitare che l’applicazione della pena intervenga dopo troppi anni dalla commissione del fatto illecito.
«Avremo processi infiniti e pene applicate a persone ormai profondamente diverse da quelle che avevano commesso il reato – contesta l’avvocato Niccolai – alla faccia dell’altro principio costituzionale della funzione rieducativa della pena».
Ma c’è molto di più, aggiunge: «Uno sconsiderato aumento delle pene minime e massime che non consentirà di adeguarle alla effettiva gravità dei fatti; l’applicazione di pene accessorie interdittive applicate sempre e comunque per tempi lunghissimi; la sostanziale esclusione per tutti i reati contro la pubblica amministrazione dalla possibilità di accedere alle misure alternative alla detenzione».
«L’avvocatura penale – conclude il legale – crede in una pena equa, proporzionata alla gravità dei fatti commessi, non vendicativa e che consenta una possibile rieducazione». —
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