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Pistoia

dramma in via pacinotti 

Profugo ghanese si toglie la vita Don Biancalani: «Lasciato solo»

Tiziana Gori
Profugo ghanese si toglie la vita Don Biancalani: «Lasciato solo»

«Le maglie dell’accoglienza si stringono sempre di più» Il corpo del 35enne clandestino è stato trovato da un amico nella palazzina ex Coppedè

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pistoia. Si è tolto la vita impiccandosi in una stanza dalle pareti impregnate di muffa e umidità della ex palazzina Coppedè, dove era solito cercare riparo dal freddo della notte.

Il corpo del 35enne profugo ghanese è stato trovato giovedì da un amico, preoccupato perché da quattro giorni non aveva sue notizie. Una scena raccapricciante si è presentata ai suoi occhi. Il corpo era stato attaccato dai topi, il suicidio doveva essere avvenuto la domenica stessa o al più tardi lunedì. Non ci sarà autopsia. Alla Coppedè sono intervenuti i poliziotti delle Volanti e la Scientifica, ma non sono emersi elementi che facciano pensare a qualcosa di diverso da un suicidio. La salma è stata portata all’obitorio del San Jacopo, e la questura si è messa in contatto con l’ambasciata ghanese.

Il 35enne ghanese era sbarcato a Lampedusa nel 2011. Viveva a Pistoia da cinque anni. Non aveva più il permesso di soggiorno e si arrangiava chiedendo l’elemosina nei parcheggi del centro, soprattutto al Pacinotti e in quello di piazza San Lorenzo. Piccoli precedenti per spaccio, un’indole estremamente introversa, non si apriva agli altri e gli altri non si aprivano a lui. Era molto giù d’umore negli ultimi tempi, avrebbe detto il suo amico a don Massimo Biancalani, «per la mancanza di prospettive e per le maglie dell’accoglienza che si vanno sempre più stringendo» riferisce il sacerdote. «Non ho documenti, qui non c’è futuro...» dice don Biancalani ripetendo le parole riferite dall’amico.

Ora il trentenne ghanese non se la sente più di andare a dormire all’ex palazzina Coppedè e ha chiesto ospitalità a Vicofaro: «Stanotte (ieri, ndr) dormirà in chiesa con gli altri. Poi – aggiunge Biancalani – parlerò con il mio avvocato della sua situazione. Per capire se è possibile reiterare la domanda di soggiorno. È un dispiacere enorme – commenta – vedere una città che lascia questa umanità nel degrado. Faccio un appello alla politica, ad essere più responsabile. Questi poveri sono il vero presepe, un “presepe di carne” abbandonato. Sino a quando non si creano le condizioni per il suicidio delle persone». –

Tiziana Gori

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