Il Tirreno

Pistoia

escalation furti nei vivai 

«Gli imprenditori prestino attenzione rischiano denunce per ricettazione»

Tiziana Gori
«Gli imprenditori prestino attenzione rischiano denunce per ricettazione»

Bessi (Associazione vivaisti): doveroso accertarsi sempre della provenienza delle piante. Occhio alla manodopera esterna

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pistoia. Ok alle telecamere e all’intensificazione dei controlli. Molto buona l’idea di un numero collegato alla centrale operativa di polizia e carabinieri a cui fare segnalazioni su movimenti sospetti di mezzi e persone, anche in forma anonima. Ma contro l’escalation dei furti nei vivai serve, secondo alcuni addetti ai lavori da noi interpellati, maggiore prudenza da parte delle stesse aziende nel servirsi di manodopera esterna, e massima trasparenza. Non sono ammesse ingenuità, se così vogliamo chiamarle. «È doveroso chiedere sempre i documenti di trasporto, le bolle, insomma una documentazione che attesti la provenienza della merce», asserisce Marco Bessi, consigliere dell’Associazione vivaisti.

Il prefetto Emilia Zarrilli ha convocato per martedì prossimo il Comitato per la sicurezza e l’ordine pubblico. Potranno partecipare anche i rappresentanti dei vivaisti. Il prefetto invita a formalizzare la richiesta in questi giorni che precedono la riunione del Comitato.

La scorsa settimana sono stati rubati 1. 400 cipressi d’innesto a Cason dei Giacomelli, nel fine settimana altri mille aceri giapponesi d’innesto in un vivaio di Ramini. E nel corso degli ultimi mesi sono molteplici i furti subìti da imprenditori piccoli o meno piccoli. Anche Bessi ha avuto l’amara sorpresa di trovare il terreno privo di un lotto di magnolie gallissonensis da poco piantate: «Duecento piantine, che rivendute a 5-6 euro l’una danno un ricavo di un migliaio di euro. Ho una parte di vivaio a Badia, lungo la strada, facilmente visibile». Non si serve, afferma, di manodopera esterna nelle fasi più impegnative della produzione: «Vengono anche da me a proporsi, ma ho detto di no. Il furto, in questo caso, credo sia proprio da attribuirsi alla visibilità della merce, se così vogliamo chiamarla. E d’altra parte, mettere telecamere intorno a un vivaio oltre che costoso non è di facile realizzazione». «Molti imprenditori – prosegue – nel periodo della piantatura e in quello delle spedizioni, quando la mole di lavoro aumenta, assumono manodopera esterna per un determinato periodo». Non si mette in dubbio l’affidabilità globale del personale impiegato, ma qualcuno che poi si sente legittimato, dietro ricompensa, a dare informazioni su dove si trovano i lotti di maggior valore può esserci. «La mia personale riflessione è che la manodopera esterna sarebbe meglio fosse usata solo per caricare i bilici».

«Chi mi ruba le piante è “il ladro di polli”. Il pericolo maggiore è costituito dai vivaisti che, consapevolmente o inconsapevolmente, ricomprano quelle piante. Uno che ruba mille aceri d’innesto o ha un campo suo dove ripiantarli oppure li rivende. Li piazza ad altri vivaisti che li pagano meno del dovuto e li portano alla giusta crescita facendo finta che siano loro. Alcuni giorni fa si è svolta una riunione all’Associazione vivaisti, e il discorso, gioco forza, è finito sui furti. Mi sono sentito di consigliare ai colleghi di accertarsi sempre e comunque della provenienza delle piante. Fosse per me, chi viene sorpreso a ricettare piante meriterebbe la sospensione della licenza». Anche Vannino Vannucci, presidente dell’Associazione vivaisti, ha chiesto un incontro con il prefetto. Probabile che martedì sia in prefettura, insieme al presidente del Distretto Francesco Mati e al rappresentante dei piccoli vivaisti Paolo Chiti. –

Tiziana Gori

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