Il Tirreno

Pistoia

il retroscena 

«Vengono rivendute in zona le piantine rubate nei vivai»

Tiziana Gori
«Vengono rivendute in zona le piantine rubate nei vivai»

Chiti, portavoce delle piccole aziende: «Chi compie questi furti conosce il settore  Torna la richiesta di un numero collegato alle forze dell’ordine per le segnalazioni 

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PISTOIA. «Ci sono due tipi di furti: di piantine da innesto e di piante in vaso o in zolla già cresciute. Le piantine da innesto devono essere, giocoforza, ricollocate nel terreno e lasciate crescere. Magari per essere rivendute a prezzi più competitivi di quelli che sarebbero stati praticati dal legittimo proprietario. Quindi non si allontanano molto dal luogo del furto. Poi - prosegue Paolo Chiti, che si è fatto portavoce della battaglia delle piccole e medie aziende - ci sono furti di piante già pronte per la vendita. E queste vengono caricate su camion e tir per essere trasportate all’estero».

Più frequenti le ruberie di piante da innesto, perché più semplici da compiere, soprattutto se la porzione di vivaio dove sono collocate si trova a debita distanza dalla casa del vivaista. Nondimeno, individuarle e aspettare il momento propizio vuol dire conoscere bene la realtà dell’azienda. «Ed essere intenditori di piante - commenta Chiti - Lo dimostra il fatto che loro, i ladri, sanno riconoscere un cipressino Bolgheri o Totem piuttosto che un Acero giapponese, e se individuano quel particolare tipo di pianta in un vivaio “gli fanno la posta”. Guarda caso vengono rubate soprattutto specie di piante ornamentali di maggior valore. Questa - commenta - è gente che se n’intende del mestiere».

Il vivaismo è in lenta ripresa, ma colpi del genere, sottolinea Francesco Mati, presidente del Distretto, possono tagliare le gambe. Soprattutto se, stime ufficiose ma non distanti dal vero, negli ultimi mesi stanno sparendo piante per 50mila euro la settimana dai vivai della Piana. «Siamo in continuo contatto con le forze dell’ordine - commenta Mati - e presto saranno posizionate diverse telecamere agli incroci stradali più colpiti». L’auspicio del presidente del Distretto è che Governo o Regione Toscana, preso atto di quella che diventando una vera e propria emergenza, diano agevolazioni o contributi per l’acquisto di sistemi di sorveglianza. «In ogni caso - aggiunge Mati - dobbiamo essere noi vivaisti in prima linea contro i furti».

Idea sposata in pieno da Chiti, che insieme a Romano Baldacci e altri piccoli e medi imprenditori tornano a chiedere «con urgenza» un incontro al nuovo prefetto Emilia Zarrilli. «A Pistoia e provincia - ricorda Chiti - ci sono 1.600 aziende, per 6mila ettari di terreno. Installare un sistema di sorveglianza intorno a un vivaio di 3-4 ettari vuol dire spendere 50mila euro tra telecamere e centralina. Non è proponibile. Noi pensiamo ad un numero - anche whatsapp - collegato con le forze dell’ordine, per le segnalazioni di movimenti sospetti». Persone e mezzi (furgoni e camion) che transitano più volte e in orari “strani” nei paraggi delle aziende. Una sorta di comitato di vicinato, con gli addetti che segnalano presenze sospette nelle loro aziende o in quelle dei colleghi vicini ad un numero collegato a polizia e carabinieri.

A qualcosa di simile ha pensato la Cia. «Da settembre - spiega il presidente provinciale Sandro Orlandini - i nostri soci possono fare segnalazioni anonime su movimenti e presenze sospette». Perché anonimi? «Perchè - risponde - purtroppo è alto il timore di ritorsioni». —

Tiziana Gori

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