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Dai banchi del “Duca d’Aosta” all’Università di Londra

Valentina Vettori
Dai banchi del “Duca d’Aosta” all’Università di Londra

Il 27enne Andrea Gori chiamato a parlare nella “City” davanti a professori  e studenti delle sue teorie sui cambiamenti climatici e le energie rinnovabili

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PISTOIA. Da brillante studente sui banchi del Liceo scientifico Duca d’Aosta, a fonte di ispirazione – a soli 27 anni – per le nuove generazioni, in tema di cambiamenti climatici ed energie rinnovabili. È la parabola, in continua ascesa, di Andrea Gori, pistoiesissimo cittadino del mondo che nelle scorse settimane è stato invitato a parlare del futuro dell’energia all’Università di Londra, in occasione di un evento promosso dal Ted, l’organizzazione globale no-profit che promuove la diffusione di idee che possano essere d’ispirazione per le comunità di tutto il pianeta.

Difronte a una platea di oltre duecento persone, fra studenti e professori, Gori ha invitato tutto il pubblico a prendere coscienza dell’importanza di quella che lui definisce “democrazia energetica”. Ovvero la possibilità, per tutti i cittadini, di scegliere se e cosa consumare nel rispetto dell’ambiente.

«Sono molto felice di aver avuto l’opportunità di parlare all’Università delle mie idee di futuro per il mondo energetico – racconta Gori da Tahiti, in Polinesia, dove vive in questo momento – Durante i miei studi sognavo di lavorare sulle strategie energetiche per contribuire al cambiamento che sta avvenendo sul pianeta».

E di studi ed esperienze Andrea Gori ne ha fatti in abbondanza. Dopo il diploma al Liceo scientifico di Pistoia, si è laureato all’Università Bocconi e ha perfezionato gli studi a Londra e Parigi. Ha lavorato per la banca d’affari J.P. Morgan e oggi è consulente in strategia per grandi aziende e governi del Medio oriente, per la Boston Counsulting Group.

E il suo impegno costante per le energie rinnovabili è attivo anche sul nostro territorio, dove ha promosso iniziative con Società per Pistoia, la rete di studenti e giovani professionisti che opera per lo sviluppo della città.

Nonostante le migliaia di chilometri di distanza, il suo rapporto con Pistoia rimane strettissimo.

«Non ho mai pensato un solo giorno che casa mia fosse altrove. Il più grande dono del vivere lontano da casa è proprio la prospettiva su ciò che siamo, e da dove veniamo. E vista da lontano, la nostra è una città veramente speciale dove è ancora forte la coesione sociale e dove c’è ancora la gioia di stare insieme. Al tempo stesso, mi piacerebbe si pensasse di più al futuro. Si investisse in incubatori di start-up, si pensasse di attrarre nuove aziende, si offrisse ai giovani percorsi formativi al passo con i tempi e si facesse veramente “sistema” per promuovere il nostro artigianato, turismo e vivaismo in tutto il mondo».

Un viaggio iniziato 10 anni fa, ma non chiamatelo “cervello in fuga”.

«Questa definizione non mi è mai piaciuta. Non dobbiamo avere paura di chi parte, ma anzi dobbiamo incentivare i giovani a fare delle esperienze, per poi tornare e rendere il nostro territorio più ricco e dinamico. Il problema non è un territorio da cui si parte per andare lontano, il problema è un territorio che non fa niente per attrarre a sua volta talento e risorse, per avere qualcosa di unico da offrire e raccontare». —

Valentina Vettori

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