Il Tirreno

Pistoia

alla sbarra 

Violenza sessuale sulla bambina dei coinquilini: sette anni e mezzo

M.D.

Operaio 44enne imputato per una vicenda emersa da alcuni messaggi scambiati dalla giovanissima vittima in chat con due amichetti

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PISTOIA

Non ne aveva mai parlato con nessuno. Solo due anni dopo, quando ne aveva già compiuti 11, la bambina aveva accennato a quelle “cose” mentre chattava su whatsapp con due compagni di classe. Per poi raccontare degli abusi subiti qualche giorno dopo, quando una delle sue insegnanti, messa al corrente dai due alunni, preoccupati per l’amica, l’aveva fermata nel corridoio della scuola per chiederle spiegazioni su quei suoi messaggi.

Ieri mattina, in tribunale, ad essere condannato a 7 anni e mezzo di reclusione per violenza sessuale pluriaggravata, è stato un operaio 44enne (non pubblichiamo il nome per non rendere identificabile la parte offesa) che all’epoca dei fatti contestati da sei anni era coinquilino della famiglia della bambina: per lei, una sorta di zio.

Secondo il pm Giuseppe Grieco, l’uomo avrebbe abusato sessualmente di lei dei momenti in cui restavano soli a casa, in un paese della Piana pistoiese, nell’estate del 2012, il sabato, quando lui non andava a lavorare e tutti gli altri erano fuori. La bambina però si era tenuta tutto dentro per due anni, fino a quando non era stata messa alle strette da una professoressa della scuola media che frequentava che era stata informata da due suoi compagni di classe dei preoccupanti messaggi che aveva scambiato con loro in chat. E fin da subito, sebbene presa alla sprovvista lì nel corridoio della scuola – ha sostenuto nella sua requisitoria il pubblico ministero – ha fatto un racconto che poi ha portato avanti coerentemente negli anni, sia in sede di incidente probatorio, che davanti ai periti. Ha parlato di quell’uomo che, quando lei aveva 9 anni, la faceva spogliare e sedere sul divano sulle sue ginocchia o sul letto nella sua camera, tradendo la fiducia della famiglia di connazionali con cui viveva dal 2008.

Un racconto non attendibile però secondo l’avvocato difensore, soprattutto perché era praticamente impossibile che la bambina si trovasse a casa da sola con l’imputato in quel periodo, sia che gli abusi si fossero verificati di sabato sia, e soprattutto, che fossero avvenuti negli altri giorni della settimana, quando lui rientrava a casa solo per una mezz’ora a pranzo, quando a tavola c’erano tutti. —

M.D.

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