Gioco
Permessi di soggiorno facili torna in cella il capo della banda
Proprio mentre sta arrivando agli indagati l’avviso di conclusione delle indagini per Iqbal Asjid scatta una nuova ordinanza di custodia cautelare in carcere
PISTOIA
Proprio in questi giorni sta arrivando alle decine di indagati l’avviso di conclusione delle indagini, ma per lui si sono aperte nuovamente le porte del carcere. È finito infatti nuovamente in cella Iqbal Asjid, 42 anni, il pakistano da anni residente a Pistoia ritenuto dalla procura della Repubblica l’ideatore e l’artefice del giro di permessi di soggiorno facili portato alla luce dalla Squadra mobile della questura con l’operazione “Whitewash”, che, lo scorso gennaio era culminata con l’arresto di 13 persone.
L’altra mattina, Asjid, che aveva ottenuto gli arresti domiciliari a San Marcello (inizialmente era stato colpito dalla misura della custodia cautelare in carcere, poi attenuata dopo la sua confessione), è stato prelevato dai carabinieri e trasferito nella casa circondariale di Pistoia: durante un controllo eseguito il 26 ottobre scorso, non era stato trovato nella sua abitazione e non era reperibile neppure al cellulare; e per lui era scattata l’accusa di evasione. In seguito alla quale il gip Luca Gaspari ha emesso la nuova ordinanza.
Corruzione, violazione del segreto di ufficio, traffico di influenze illecite, falso ideologico e materiale, omissione di atti d’ufficio, procurato ingresso illegale e agevolazione della permanenza nel territorio dello Stato di almeno 181 cittadini stranieri i reati contestati nell’ambito dell’inchiesta che, lo scorso gennaio, ha portato all’arresto di 13 persone e all’applicazione di altre 5 misure cautelari. Un’operazione che ha fatto luce su un traffico di permessi di soggiorno che vedeva coinvolti anche liberi professionisti e pubblici dipendenti: due impiegati del Comune di Pistoia, uno della prefettura e una poliziotta ora in pensione. Oltre 200 gli indagati.
Dai 1.000 ai 1.500 euro per un permesso, dai 4.500 agli 8.000 per un ricongiungimento familiare. Queste le cifre che gli stranieri (soprattutto pakistani) erano disposti a pagare, per un giro d’affari che, tra il gennaio 2013 e il febbraio 2017, ha fruttato secondo gli investigatori circa 300.000 euro.
Un meccanismo, pare, ben oliato quello che ha portato al rilascio di decine e decine di permessi a cittadini stranieri (che per questo sono venuti appositamente a Pistoia anche da Francia, Belgio, Olanda, Norvegia, Svezia e Grecia). In cui ognuno aveva un proprio ruolo. Da chi procacciava i clienti, anche all’estero, a chi falsificava la documentazione necessaria all’ottenimento dei permessi. Ai pubblici dipendenti che, di fronte a quei documenti falsi, chiudevano gli occhi in cambio di denaro e regalie. A coloro che dichiaravano falsamente di avere alle proprie dipendenze o di ospitare in casa coloro che dovevano essere regolarizzati. —
M.D.
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