La protesta
Convalidati gli arresti dei tre caporali: messi ai domiciliari
pistoiaSi sono avvalsi della facoltà di non rispondere davanti al giudice delle indagini preliminari. Ahamad Mushtaq 45 anni, pachistano, residente ad Agliana (ritenuto il capo della banda, l’organizz...
pistoia
Si sono avvalsi della facoltà di non rispondere davanti al giudice delle indagini preliminari. Ahamad Mushtaq 45 anni, pachistano, residente ad Agliana (ritenuto il capo della banda, l’organizzatore), Mohammad Haji, 47 anni, pachistano, e Laamiri El Hassan, 54 anni, marocchino, anche loro residenti ad Agliana, sono accusati di intermediazione illecita e sfruttamento del lavoro. Arrestati in flagranza dalla polizia mercoledì scorso mentre facevano salire sui loro camion e furgoni i richiedenti asilo per portarli a lavorare nei campi di mezza Toscana per 4 euro l’ora, hanno deciso di non dire niente davanti alla gip Patrizia Martucci. Un silenzio dettato dai consigli dei loro avvocati che vogliono a loro volta studiarsi prima le carte prodotte dagli investigatori prima di scegliere una strategia di difesa. La giudice, dopo averli incontrati giovedì, ieri ha sciolto le riserve e ha deciso per la convalida degli arresti ma ha anche concesso a tutti e tre gli arrestati la misura dei domiciliari. I tre caporali sono quindi tornati nelle loro dimore ad Agliana con il vincolo di non poter uscire. La loro attività illecita di caporali si è quindi bloccata.
Gli arresti sono nati dopo una lunga serie di pedinamenti e intercettazioni cominciati oltre tre mesi fa e che hanno permesso agli investigatori di scoprire come operavano i caporali e chi c’era dietro. I braccianti venivano reclutati a Pistoia e a Prato quasi tutti attraverso il passaparola, erano prevalentemente richiedenti asilo con pochi dell’Est europeo o extracomunitari regolari. La mattina il raduno era fissato nei pressi della stazione ferroviaria di Montale e a Prato nei pressi dell’ex Pratilia. A ciascuno dei presenti i caporali dicevano dove sarebbero andati a lavorare quel giorno, dopodichè li facevano salire sui furgoni e partivano per la giornata lavorativa che poteva svolgersi in cittadine vicine come Montemurlo ma arrivare anche a Pisa o Massa, riuscendo a guadagnare al termine della giornata non oltre 40 euro. La polizia non avrebbe accertato responsabilità in questo genere di sfruttamento da parte delle aziende agricole dove veniva svolta l’attività lavorativa perchè all’origine c’era sempre una parvenza di legalità. —P.P.
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