Gioco
Don Biancalani passa all’attacco e querela Salvini
Diffamazione aggravata, calunnia e omissione di atti d’ufficio i reati ipotizzati per i post pubblicati dal ministro a fine agosto con le allusioni di vario genere sul parroco
PISTOIA. Diffamazione aggravata a mezzo stampa. Ma anche calunnia e, in alternativa, omissione di atti d’ufficio. Questi i reati che vengono ipotizzati nella querela che don Massimo Biancalani ha presentato in procura contro il ministero dell’Interno Matteo Salvini per due commenti da lui pubblicati il 28 agosto scorso, prima sul proprio profilo Fb e poi su Twitter.
Clima infuocato. Una querela annunciata ad inizio settembre ma mai depositata dal parroco di Vicofaro, e che adesso arriva sui tavoli del Palazzo di giustizia al termine di un divampare di polemiche che hanno caratterizzato le ultime settimane: dalla petizione dei 190 residenti della zona contro la presenza dei tanti, troppi migranti accolti dal sacerdote nella sua canonica, al nuovo blitz delle forze dell’ordine – apparso ai più spropositato in termini di uomini impiegati per i controlli – alle barricate erette alla notizia della probabile apertura di un nuovo centro di accoglienza da parte di don Bancalani – questa volta in Valdinievole – grazie ad un protocollo d’intesa firmato con il governatore della Toscana Enrico Rossi.
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Naturalmente con l’immancabile quotidiano fiorire sui social di offese ed allusioni di ogni genere nei confronti del parroco dei migranti, iniziate nell’estate 2017 scorsa, quando l’allora leader della Lega attaccò don Biancalani che aveva pubblicato sulla propria pagina Fb delle foto di un pomeriggio in piscina di alcuni profughi da lui ospitati. Fatto sta che adesso don Biancalani, tramite il proprio avvocato Elena Baldi (nella foto in alto accanto al parroco), ha deciso di passare al contrattacco legale.
I post sotto accusa.. A fine agosto, Salvini commentò la chiusura per motivi di sicurezza del centro di accoglienza gestito da don Biancalani nella parrocchia di Vicofaro. Prima con un post su Facebook: “Tempi duri per il prete che ama attaccare me e circondarsi di presunti profughi africani, ancora un po’ e la canonica scoppiava... Chiuso”. E poco dopo con un twitt, in cui il ministro parlava non più di “presunti profughi” ma di “clandestini africani”. Entrambi accompagnati da una foto del parroco abbracciato a un giovane migrante.
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I reati ipotizzati.. Nella querela don Biancalani punta dapprima il dito sul fatto che le persone ospitate nella sua parrocchia non sono né “presunti profughi” né tanto meno “clandestini”, ma migranti regolarmente censiti dalla prefettura. Falsità ed allusioni quindi, nelle parole di Salvini, tese – secondo il parroco – a generare disprezzo. Da qui la richiesta alla procura affinché valuti il configurarsi del reato di diffamazione
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Nel solo twitt, poi, gli elementi che hanno portato il sacerdote e l’avvocata Baldi ad ipotizzare gli estremi dei reati di calunnia e di omissione di atti d’ufficio. Il primo in quanto scrivendo falsamente che il parroco ospita dei clandestini equivale ad accusarlo ingiustamente di un reato: favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. Il secondo, qualora fosse vero che a Vicofaro vengono ospitati dei clandestini: essendone a conoscenza, il ministro Salvini, in qualità di pubblico ufficiale sarebbe stato obbligato per legge a denunciare il fatto, per non incorrere, appunto, in un’accusa di omissione di atti d’ufficio.
Gli hater.. Nella querela, allegandovi tanto di screenshot, il parroco ipotizza il reato di diffamazione anche nei confronti di tutti coloro (22 in tutto gli “hater”, gli “odiatori”) che sotto i contestati post di Salvini pubblicarono ogni genere di insulti. —
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