Il Tirreno

Pistoia

tragedia sul lavoro 

Morì nel compattatore rifiuti: 3 a processo

Giuseppe Boi
Uno dei container compattatori in uso alla Dife come quello in cui morì Vincenzo Scarlata (Foto Gori)
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Uno dei container compattatori in uso alla Dife come quello in cui morì Vincenzo Scarlata (Foto Gori)

Produttore del macchinario, delegato sicurezza e presidente della Dife accusati per l’omicidio colposo di Vincenzo Scarlata

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PISTOIA. Al via il processo per la morte di Vincenzo Scarlata, l’operaio vittima a 46 anni di un incidente mentre lavorava con un container compattatore per i rifiuti.

Il gup ha accolto le richieste del pm Luigi Boccia e ha rinviato a giudizio il delegato per la sicurezza e il presidente della Dife spa di Masotti insieme al titolare della CM snc, la ditta costruttrice del macchinario. Franco Romani (59 anni, di Montecatini), Orazio Latina (47 anni, nativo di Siracusa e residente a Pescia) e Arnaldo Bonaveno (66 anni, di Motta di Livenza in provincia di Treviso) devono rispondere in aula di omicidio colposo.

Secondo l’accusa Latina, che all’epoca dei fatti era delegato per la sicurezza della Dife, azienda che si occupa del recupero e del trattamento di rifiuti speciali, non avrebbe adottato tutte le possibili misure per prevenire quella tragedia.

In base a quanto emerso dalle indagini, avrebbe infatti affidato a Vincenzo Scarlata un’attrezzatura di lavoro che, in base alla terribile dinamica dell’infortunio, si sarebbe dimostrata non conforme alle disposizioni legislative e regolamentari di recepimento delle direttive comunitarie.

Da qui, sempre secondo le tesi dell’accusa, anche la responsabilità di Romani (presidente del cda della Dife) e di Bonaveno, titolare della ditta che ha costruito il macchinario. Secondo il pm Boccia, infatti, il container compattatore avrebbe un difetto di progettazione.

In sede di indagini è finito sotto accusa il comando per l’azionamento del portellone di scarico considerato troppo vicino al bordo di battuta dello stesso. La leva dista appena cinquanta centimetri e, sempre secondo l’accusa, sarebbe azionabile semplicemente allungando un braccio anche da un operatore che in quel momento avesse la testa all’interno del compattatore per controllare se vi siano rimasti dei rifiuti e che volesse mettere in movimento la pala meccanica che serve per spingerli fuori.

Un’eventualità che, secondo quanto emerso durante le indagini, si sarebbe di fatto verificata nella mattina del 18 febbraio 2017, quando il compattatore per rifiuti si trasformò per Scarlata in una trappola mortale. L’operaio 47enne rimase con la testa schiacciata dal portellone del container compattatore da cui aveva appena finito di scaricare i rifiuti da riciclare.

Romani, Latina e Bonaveno dovranno rispondere quindi di omicidio colposo nel processo che comincerà il prossimo mese di gennaio. Nella precedente udienza, risalente allo scorso marzo, si sono costituite parti civili la compagna della vittima, che viveva con lui a Quarrata, e l’Associazione nazionale lavoratori mutilati e invalidi sul lavoro. —


 

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