Gioco
«Un tavolo regionale sulla crisi del vivaismo»
Lo chiede la Cia Toscana Centro: dati leggermente positivi nell’export ma le piccole-medie aziende hanno cali fortissimi di ordinativi
PISTOIA. Un tavolo di crisi per il vivaismo. La Cia (Confederazione italiana agricoltori) chiede a tutte le istituzioni, ma in particolare alla Regione Toscana, di aprire un confronto serio – se non un vero e proprio tavolo di crisi – per il comparto del verde. All’interno del quale, e nonostante i dati leggermente positivi relativi alle esportazioni, si starebbe vivendo un calo importante di ordinativi.
La Cia Toscana Centro (che comprende Pistoia, Prato e Firenze) chiede la comparsa sulla scena della Regione. “I dati diffusi alla “Serata del vivaismo” – si legge in una nota – sono leggermente positivi per quel che riguarda le esportazioni del 2017 e del primo semestre 2018. Nonostante questo riteniamo che il distretto rurale vivaistico ornamentale non stia affatto bene nel suo complesso. Molte aziende parlano apertamente di crisi”. È quanto emerso nella riunione di due giorni fa del Gie (Gruppo di interesse economico). Un incontro in cui si è discusso in primo luogo di come affrontare gli sviluppi legali del caso Bruschi, ormai divenuto a pieno titolo caso Bruschi – Tesi, dopo l’apertura anche nei confronti della Tesi Group di un’indagine per bancarotta fraudolenta e frode fiscale in concorso. Problema (riguardante un centinaio di piccole e medie aziende vivaistiche per un totale di quasi 10 milioni di euro di crediti) rispetto al quale Cia Toscana Centro, in linea con quanto dichiarato nei giorni scorsi alla stampa dal suo presidente Sandro Orlandini, ribadisce di voler attendere gli sviluppi giudiziari, ma stando sempre attenta e pronta a intervenire, laddove necessario, a tutela dei vivaisti creditori di Bruschi appartenenti a Cia.
Ma durante l’incontro, le segnalazioni dei vivaisti partecipanti hanno fatto capire che il problema non è più circoscrivibile ai creditori di Bruschi (alcuni dei quali peraltro hanno già chiuso i battenti). E non si tratta soltanto del pur gravissimo ed evidente clima di sfiducia che si è diffuso tra le aziende del distretto ornamentale. Ormai molti vivaisti, per lo più piccole aziende o medie, registrano cali degli ordini, in particolare anche all’interno del distretto, da parte delle aziende più grandi di cui sono fornitori. Evidentemente qualcosa si deve essere rotto o non funziona più a dovere nella catena della filiera distrettuale del vivaismo pistoiese.
Da qui la chiamata in causa della Regione, ente che potrebbe essere di aiuto concreto per elaborare “soluzioni in grado di ridare smalto al distretto, in modo che non sia solo una parte delle aziende, quella più attrezzata per dialogare in termini finanziari evoluti con il sistema bancario, a cavalcare positivamente l’onda dell’export”.
La pensa in maniera diversa dalla Cia il Comitato creditori Bruschi, secondo cui sarebbe utile aprire un tavolo di confronto tra le maggiori aziende rimaste, il Comune, le banche, il Distretto, i nostri rappresentanti in Parlamento e lo stesso Comitato. «Il problema va risolto a Pistoia. Crediamo che la Regione non possa essere determinante. Tutti gli interlocutori locali, con l’aiuto dei parlamentari magari sì». Il dato comune è che chi nel settore lavora ritiene che la situazione di crisi meriti di non essere sottovalutata ma anzi affrontata.
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