Sicurezza
«Verità per Giulio è sinonimo di rispetto dei diritti umani»
Durante l’incontro degli avvocati pistoiesi, appello per il ricercatore ucciso in Egitto I genitori ai legali e alla stampa: «Aiutateci a costruire un percorso di giustizia»
Pistoia
«Immaginati avvocato. Ma non in Italia. Pensa a cosa significa farlo in un paese come l’Egitto. Pesa il valore della libertà, il rispetto dei diritti e la possibilità di ricercare la verità. Fallo e capisci quanto sia importante difendere e rispettare questi valori democratici». Sono alcuni degli spunti di riflessione emersi nell’incontro organizzato ieri dall’Ordine degli avvocati di Pistoia e dalla Fondazione per la formazione forense in un teatro Manzoni strapieno.
L’incontro, chiamato non a caso “Immaginati avvocato”, aveva come titolo “Ho bisogno di difesa” e come sottotitolo una frase di PaolaRegeni, madre di Giulio Regeni, il ricercatore italiano ucciso in Egitto: «Ho fiducia nella legge, negli avvocati bravi e nella stampa buona». Una frase che ha introdotto e fatto da filo conduttore in un dibattito a cui ha partecipato la madre in cerca di giustizia e verità, il marito Claudio Regeni e il loro legale italiano Alessandra Ballerini. Insieme a loro sul palco il giornalista e presidente della Federazione nazionale stampa italiana Giuseppe Giulietti, il magistrato Giacomo Ebner (distaccato al ministero della Giustizia-Dipartimento Giustizia Minorile) e gli avvocati Andrea Mascherin (presidente del Consiglio nazionale forense) e Rosa Capria (segretario del Consiglio nazionale forense).
Un dibattito che, come sottolineato da Giuseppe Alibrandi, presidente dell’Ordine degli avvocati pistoiese, ha voluto proporre una riflessione sull’importanza di «un’avvocatura libera e indipendente per mantenere una pacifica convivenza nel paese». E non a caso gli avvocati pistoiesi hanno voluto discutere del e intorno al caso Regeni «perché tutti noi possiamo essere Giulio, tutti noi abbiamo bisogno dei valori di libertà, giustizia e verità», ha sottolineato l’avvocato Ballerini. «Una verità negata a Giulio e a tutti gli egiziani vittime di torture e incarcerati per essersi opposti al regime», ha sottolineato il padre Claudio ricordando la figura di un ragazzo «nato e cresciuto in un paesino, Fiumicello, ma con una visione allargata del mondo come tanti giovani che si sentono particolarmente vicini a noi e alla sua vicenda perché vogliono arricchirsi, scambiare idee ed esperienze nel mondo per costruire una vita di pace».
«Una visione negata a un ragazzo che è stato preso, torturato e ucciso», ha sintetizzato la madre Paola che, davanti ai legali pistoiesi, ha disegnato una figura ideale di avvocato. «Non lo immaginavamo, ma nel nostro cammino abbiamo avuto bisogno di un legale – ha raccontato –. Avevamo un’idea burocratica e stereotipata ma abbiamo scoperto che in questa figura diventa fondamentale il lato umano. Solo una persona così può collaborare a costruire un percorso di giustizia e aiutarci a trovare la verità per Giulio. Una frase che per noi è sinonimo di rispetto dei diritti umani, diritti che non piacciono a tanti ».
«Ho fiducia nella legge ma un legale ci serve per tutelare Giulio e noi, anche dallo Stato», ha aggiunto Paola Regeni, sottolineando come la famiglia si sia dovuta difendere anche da certa stampa. E proprio il ruolo della stampa è stato uno degli altri temi trattati.
«Spesso confondiamo il buon giudice, il buon giornalista e il buon avvocato con chi fa propaganda. È buono, invece, solo chi sta dalla parte dei diritti, dalla parte dei più deboli, in Italia chi sta dalla parte della Costituzione», ha sottolineato Giulietti che ha lanciato un appello affinché tutti i presenti si facciano «scorta mediatica, affinché la luce e l’attenzione su una vicenda non venga meno finché non sia fatta giustizia» —
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