Il Tirreno

Pistoia

74esimo anniversario 

«La liberazione di Pistoia dalle bombe e dalla paura»

TIZIANA GORI
«La liberazione di Pistoia dalle bombe e dalla paura»

Nel discorso del sindaco Tomasi nessun accenno alla resistenza partigiana mentre definisce «una delle pagine più buie della nostra storia» le leggi razziali

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Ha terminato il suo discorso ricordando la manifestazione di pochi giorni fa, a San Rossore, per «le vittime e i perseguitati dalle leggi razziali del 1938». «Una delle pagine più buie della nostra storia», ha detto il sindaco Alessandro Tomasi. «Oggi, simbolicamente, vorrei condividere con voi il significato profondo di quella ricorrrenza». Un passaggio non scontato.

Nei sette minuti della riflessione letta in occasione del 74° anniversario della liberazione dal nazifascismo Tomasi si è soffermato sui bombardamenti «alleati e nazisti» che hanno devastato la città. Non ha parlato della resistenza partigiana. È una lotta rimasta sullo sfondo della riflessione del primo cittadino.

Tomasi ha ripercorso quell’anno esatto intercorso tra l’armistizio firmato dal generale Badoglio e la liberazione di Pistoia, ricordando il primo bombardamento sulla città, nella notte tra il 24 e il 25 ottobre 1943 (che fece oltre 150 vittime, tra cui il trentenne Giuseppe Camposampiero, morto per salvare un’anziana vicina). Ha citato le parole di Renzo Corsini, presidente provinciale Anpi, che due sere fa, quando è stata accesa la luminaria «in una testimonianza toccante e priva di rancore, nonostante quello che ha vissuto sulla pelle, ci ha detto che la liberazione fu anche una liberazione dalla paura. Paura del terrore delle bombe, degli spari, di essere catturati dai tedeschi».

Tra gli altri 5 bombardamenti che seguirono ci fu quello di Piteccio del 28 aprile 1944 «quando 12 aerei alleati sganciarono bombe con l’obiettivo di distruggere il viadotto ferroviario di collegamento tra Pistoia e Porretta per bloccare i tedeschi, ma colpirono il paese. La piazza fu trasformata in un vero e proprio cimitero». Tomasi «condivide» la testimonianza di quello che allora era un bambino, Pino Petrucciani: lo stupore del paese per un attacco inaspettato, l’angoscia, il senso di impotenza. «È una testimonianza che si potrebbe definire universale, perché mostra l’atrocità di ogni guerra, in cui diventa reale anche ciò che si credeva impensabile, in quanto inumano. Come distruggere un paese abitato. È proprio da quella ferita sanguinante della seconda guerra mondiale che l’Assemblea costituente approva l’articolo 11 della Costituzione italiana, per condannare la guerra e ricostruire la pace. Purtroppo è ancora oggi utopico pensare a un mondo senza guerre. La ricerca della pace - afferma Tomasi - non deve essere però retorica. Raccontiamola ai giovani, e sempre portiamoli oltre le cerimonie e fuori dalla retorica. La nostra Costituzione – ha concluso – vuole inoltre il lavoro come valore fondativo della Repubblica. Seppure in modo diverso, con i necessari distinguo, oggi come oltre 70 anni fa abbiamo intorno a noi tantissime macerie. In tempo di pace, la fine della paura per i nostri giovani coincide con il trovare un lavoro che permetta di vivere la normalità e di costruirsi una famiglia». –

TIZIANA GORI

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