Il Tirreno

Pistoia

sicurezza idraulica 

La cassa d’espansione invasa da rovi ed erbacce

Saverio Melegari
Invasa dalle erbacce la cassa di espansione al Chiodo (foto Gori)
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Invasa dalle erbacce la cassa di espansione al Chiodo (foto Gori)

Realizzata in località Il Chiodo per accogliere le acque del fosso Acqualunga avrebbe bisogno di manutenzione prima dell’arrivo della stagione piovosa

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PISTOIA . L’estate è in dirittura d’arrivo, qualche “bomba d’acqua” di quelle che fanno cadere in città in mezz’ora quantità di pioggia notevoli è già arrivata ma, all’orizzonte, c’è l’autunno con i consueti problemi che porterà in tema di allagamenti.

Una delle zone, storicamente, maggiormente tartassate nella nostra piana è quella del Chiodo, lungo la vecchia provinciale Pratese, fra gli abitati del Nespolo e di Chiazzano. Un lembo di terra che, ciclicamente, si allaga creando disagi al traffico ma soprattutto a chi ci abita.

«Avevo 5 anni quando mi divertivo a guardare dalla finestra le auto che si fermavano in mezzo al lago al Chiodo – afferma Giovanni Zamponi che ha contattato Il Tirreno per spiegare i problemi attuali – adesso sono in pensione e lo scenario non è cambiato».

È vero, siamo soltanto ad inizio settembre ma gli abitanti della zona non sono tranquilli. Proprio al Chiodo nel 2011 è stata inaugurata una importante cassa d’espansione che può raccogliere l’acqua che arriva da Sant’Agostino attraverso il fosso Acqualunga e contiene fino a 25.000 metri cubi. Il problema è che, attualmente, in questa cassa d’espansione viene svolta pochissima manutenzione. «Essendo in pensione ho un po’ più di tempo da perdere di altre persone e quindi mi interesso personalmente a ciò che succede nella zona – dice Zamponi – del resto gli abitanti di via Croce Acqualunga sono preoccupati perché, appena arriva un acquazzone, finiscono puntualmente sott’acqua. Sono in contatto con tutti gli enti preposti, dal Comune col geometra Angelo Biagini fino all’assessore regionale Federica Fratoni, ma negli ultimi tempi vedo che c’è poca manutenzione. In particolar modo c’è da tenere pulita la cassa d’espansione che, attualmente, è soltanto un groviglio di rovi ed erbacce che dovrebbero essere tolti per evitare guai più seri. Avevo parlato col Comune e mi avevano garantito che avrebbero pulito il tutto a inizio agosto ma è passato un altro mese e non si è visto nessuno. In questo periodo, nonostante il caldo, l’erba ha superato l’argine della cassa d’espansione ed in una situazione del genere, se dovessero arrivare giorni di pioggia importante, scende anche la capacità dell’acqua che può arrivare fino a circa 12-13.000 metri cubi, quasi la metà di quando è a regime» .

La cassa d’espansione al Chiodo fu fatta partire nel 2008 durante la seconda giunta di Renzo Berti ed inaugurata nel 2011 per un costo complessivo di poco inferiore ai 3 milioni di euro: la situazione nella zona è leggermente migliorata ma i disagi per il traffico, e per chi ci abita, rimangono comunque, in una zona decisamente alluvionale.

«Non capisco perché la ripulitura non viene effettuata adesso che il terreno è asciutto e i mezzi possono muoversi con più sicurezza – conclude Giovanni Zamponi – non vorrei che si aspettasse l’inizio delle piogge peggiorando anche la stabilità degli argini stessi: fra l’altro andrebbe ripulito e dragato lo stesso fosso, mai più ritoccato dai lavori fatti per l’apertura della cassa d’espansione. Nel frattempo si è perso un mese e l’erba continua a crescere a dismisura» . —

 

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