Il Tirreno

Pistoia

la testimonianza 

Il prefetto: controlli di routine sono gli stessi dappertutto

V.V.

«Dal 20 luglio ho disposto trasferimenti in altri quattro centri di accoglienza in provincia Un ruolo centrale Comuni sarebbe la soluzione ideale» 

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PISTOIA

«Noi prefetti siamo tenuti a rispettare e a far rispettare le regole. Questo deve valere per tutti». Il prefetto Emilia Zarrilli, arrivata a Pistoia da Frosinone il mese scorso, parla della chiusura per ragioni di sicurezza del centro di accoglienza di Vicofaro, dove don Massimo Biancalani ospitava, fino a ieri, 12 migranti.

«Non c'è stata alcuna chiusura – sottolinea Zarrilli – È una dicitura errata. La Prefettura ha disposto un controllo di routine tra vigili del fuoco e Asl, durante il quale è stato verificato che la struttura non era idonea. Quindi abbiamo notificato all'associazione “Virgilio Città futura” (che formalmente gestisce il Cas di Vicofaro, come quello di Ramini, ndr) una lettera in cui si chiedeva di individuare temporanee strutture ove ricollocare i richiedenti asilo ospitati». Persone che nella giornata di ieri sono state trasferite dalla parrocchia di Vicofaro a quella di Ramini.

«Si tratta di uno spostamento – aggiunge il prefetto - dovuto al fatto che quella struttura, in fase di gara della Prefettura, aveva dichiarato di possedere alcuni requisiti richiesti, che però nelle successive verifiche non sono risultati. Dal 20 luglio scorso, la stessa procedura di trasferimento degli immigrati è stata disposta per altri quattro centri di accoglienza della provincia».

Normale routine, dunque, assicura il prefetto. Come avviene in ogni provincia, dove i controlli da parte delle Prefetture sono periodici, standardizzati. E della proposta del governatore Rossi di tornare a sistemi di accoglienza Sprar gestiti direttamente dalle Regione, come il precedente modello dell'accoglienza diffusa della Toscana, cosa ne pensa? «A Pistoia ho già avuto modo di vedere come il territorio sia solidale. Probabilmente il frutto di quella accoglienza diffusa. E su quel solco ci si è mossi, anche come Prefetture, per la gestione dei Cas, ma è evidente come il sistema di Sprar sarebbe l'ideale. Perché sono i Comuni ad assumersi l'onere, ricevendo comunque qualcosa in cambio, e in più gli immigrati cominciano un percorso di integrazione e inserimento lavorativo, anche attraverso lavori socialmente utili». Ma lei incontrerebbe don Massimo? «A me farebbe molto piacere conoscerlo. Se Rossi me lo avesse chiesto, lo avrei anche accompagnato». —

V.V.

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