Gioco
«Allarme sicurezza», la Prefettura chiude il Centro di accoglienza di don Biancalani
In 12 dovranno andarsene subito, ma il vero problema sono i circa 80 migranti “non ufficiali” che vivono in canonica
PISTOIA
La Prefettura ha ordinato l’evacuazione del Centro di accoglienza straordinaria (Cas) della parrocchia di Vicofaro. Dodici dei circa cento migranti accolti dal parroco don Massimo Biancalani avrebbero già dovuto lasciare ieri sera la parrocchia di via Santa Maria Maggiore perché un’ispezione di vigili del fuoco e Asl lancia un grave allarme sicurezza sulla struttura. Ad essere fuori norma è il piano terreno del grande edificio accanto alla chiesa, dove ci sono impianti non a norma e situazioni di pericolo, soprattutto nella cucina. Un pericolo tale da rendere inidoneo il primo piano della canonica, dove sono ospitati i 12 giovani del Cas.
Le trattative con la Prefettura sono andate avanti fino a notte fonda: la soluzione più probabile è che 7 rifugiati siano stati spostati al Cas di Ramini, l’altra parrocchia di don Massimo, dove c’è posto a sufficienza, una donna sia stata accolta nella parrocchia di Marliana. Lo spostamento, previsto inizialmente per ieri sera, dovrebbe essere stato rimandato a oggi.
Il vero problema, comunque, non sono i 12 rifugiati “ufficiali” di Vicofaro, quelli cioè ricompresi nell’ambito dei centri Cas pistoiesi, ma gli 80 ragazzi circa che da don Massimo hanno trovato ospitalità pur essendo stati espulsi dal sistema ufficiale di accoglienza. Questa folla di giovani migranti, con sistemazioni di emergenza, è ospitata in larga parte in quel piano terreno che vigili del fuoco e Asl hanno sostanzialmente dichiarato inagibile. Per cui anche loro dovranno lasciare Vicofaro, se non altro per consentire i lavori di rimessa a norma. Ma per loro, al momento, è assai difficile immaginare una ricollocazione.
Il «tegolone grosso grosso» (come lui stesso l’ha definito) è piombato ieri mattina sul collo di don Massimo Biancalani. Per tutta la giornata il sacerdote ha lavorato dal suo studio per cercare una soluzione. Sono state ore di tensione, don Massimo ad un certo punto ha avuto bisogno anche di una visita medica. E mentre nell’ufficio si susseguivano le riunioni d’emergenza con i suoi collaboratori, sotto la grande tenda accanto alla canonica oltre cento persone – del tutto ignare di quello che stava succedendo – partecipavano all’incontro convocato per le 18 dall’Assemblea antifascista antirazzista di Vicofaro per ribadire il “no” a razzismo e fascismo.
Alle 19,45 è stato lo stesso don Biancalani ad intervenire, raccontando la situazione e non nascondendone la gravità. «Stiamo chiedendo una proroga per i lavori, ma i 12 ragazzi del Cas dovranno andare via. Credo ci sia stato un eccesso di severità nei nostri confronti. Intendiamoci, la sicurezza è importante, prima di tutto per noi. Ma i problemi non sono stati trovati dove alloggiavamo i ragazzi del Cas, ma al piano inferiore. Ebbene, vorrei sapere in quanti altri centri di accoglienza vigili del fuoco e Asl hanno controllato al piano inferiore». Appena un accenno di polemica, ma don Massimo si è fermato qui. «Comunque resisteremo», ha concluso, suscitando uno scroscio di applausi. —
FABIO CALAMATI
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