Il Tirreno

Pistoia

l’ inchiesta 

Padre padrone per anni maltratta moglie e figli ora dovrà stare alla larga

F.C.

Per l’albanese di 42 anni è scattato il divieto di avvicinamento La donna e i piccoli sono stati accolti in una struttura protetta

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PISTOIA

Non potrà più avvicinarsi alla moglie e ai tre figli che fino alla fine dello scorso anno vivevano insieme a lui. E che lui, regolarmente, maltrattava e picchiava.

I carabinieri hanno notificato ad un operaio edile disoccupato albanese di 42 anni (non ne rendiamo noto il nome per tutelare i figli minori) la misura cautelare che gli impedisce di avvicinarsi alle sue vittime a meno di 500 metri e di comunicare con loro attraverso qualsiasi mezzo, anche col telefonino o altri strumenti informatici.

Il provvedimento, emesso prima di Ferragosto dal giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Pistoia Luca Gaspari, è (per il momento) l’ultima parola su una terribile vicenda di maltrattamenti in famiglia, che dura – secondo quanto hanno potuto accertare i carabinieri – addirittura dal 2010.

Secondo le dichiarazioni della donna, il suo matrimonio non era stato certo una storia d’amore. Lei che viveva in Albania, prima del 2002, quando si sposarono, non conosceva il marito, che era già venuto in Italia a lavorare: lo sposalizio era stato combinato dalle rispettive famiglie di origine.

E fin dall’inizio quell’uomo si dimostrò violento ed aggressivo nei confronti della moglie. Poi, però, le cose sono andate peggiorando e rapidamente i maltrattamenti hanno colpito anche il figlio maggiore. Per lui, quando il padre riteneva fosse necessario, non c’erano solo schiaffi ma anche colpi con la cintura dei pantaloni e frustate con il cavo elettrico della ricarica del cellulare. E se la madre cercava di mettersi in mezzo, arrivavano schiaffi e calci anche per lei.

Anche a tavola, ha raccontato la donna ai carabinieri, spesso il padre si infuriava con i figli perché non mangiavano il cibo preparato per loro e di recente aveva picchiato la loro figlia con un forte schiaffo sulla nuca. Ai Servizi sociali del Comune, che gli chiedevano ragione di questi comportamenti, l’uomo ha spiegato che sì, in qualche occasione si è arrabbiato, «ma solo allo scopo di impartire a loro (i figli, ndr) una buona educazione».

L’inferno quotidiano in famiglia, per la donna, si era temporaneamente interrotto soltanto quando, alla fine del 2015, si era scoperta incinta del loro terzo figlio. Ma gli atti di violenza, in quella circostanza, si sono solo spostati sul figlio maggiore, per poi ricominciare a carico di tutta la famiglia dopo l’ultimo parto.

È proprio in quei giorni che la donna decide di fare qualcosa. Ha paura che i maltrattamenti che prendono abitualmente di mira lei e il figlio maggiore, finiscano con il colpire con regolarità anche il resto della famiglia. «Volevo salvare i miei figli» dirà la donna agli assistenti sociali che seguono il suo caso e che, dopo un periodo di appoggio psicologico, poco prima del Natale 2017, attivano un intervento di protezione, l’inserimento in una casa protetta. Pochi giorni prima la donna aveva raccontato tutto ai carabinieri, denunciando la vita di angherie e violenze che aveva dovuto subire. Nell’inchiesta, subito attivata, sono poi finiti documenti dei Servizi sociali e testimonianze di alcune persone che avevano raccolto le confidenze della donna. —

F.C.

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