Italia
Una barriera trasparente attorno al Pozzo del Leoncino
Nuova soluzione allo studio dell’amministrazione comunale per salvaguardare uno dei simboli della città. L’assessore: «Al lavoro con la Sovrintendenza»
PISTOIA. Una barriera a vetri che delimiti il perimetro senza inibire la vista di uno dei gioielli della città. È l’ultima ipotesi messa in campo in ordine di tempo per salvaguardare il Pozzo del Leoncino di piazza della Sala, in alternativa alla ringhiera metallica di cui si è parlato nelle ultime settimane.
«L’idea della struttura a vetri alta un metro o poco più – spiega l’assessore ai Lavori pubblici, Alessio Bartolomei – arriva dagli uffici comunali e adesso se ne sta valutando la fattibilità, mentre è in corso l’interlocuzione con la Sovrintendenza ai Beni culturali per capire quale sia la soluzione migliore per preservare uno dei monumenti storici più importanti della città».
Un’esigenza, secondo l’assessore, non tanto legata alla necessità di evitare che l’opera venga seriamente danneggiata dai frequentatori della Sala, quanto a quella di mantenerne il decoro, impedendo che le persone lascino sul bordo del pozzo bottiglie o altri rifiuti.
Sul tavolo restano dunque per il momento sia l’ipotesi della ringhiera che quella della barriera a vetri, con la volontà da parte dell’amministrazione di realizzare il progetto che sarà ritenuto idoneo entro la fine del 2018.
Dei danneggiamenti all’opera realizzata da Cecchino di Giorgio nel 1453 si era parlato alla fine di giugno, quando, in seguito al ritrovamento di alcuni pezzi di pietra staccati dal pozzo, era partito l’iter di studio finalizzato alla progettazione di una ringhiera di recinzione, per un costo previsto non superiore ai 10.000 euro. Un dibattito, quello legato alla salvaguardia del pozzo rinascimentale, che ha coinvolto numerose voci della città.
È della fine di luglio la lettera aperta indirizzata al sindaco con cui l’architetto Nicola Giuntoli, co-progettista del riordino di piazza della Sala, lancia l’idea di aprire il pozzo, «rispristinando la sua natura». «Ho letto anche sulla stampa locale – scrive Giuntoli – dell’intenzione della sua amministrazione di difendere il monumento con una ringhiera “con i chiodi a caldo, non saldata”, che possa superare il parere della Sovrintendenza. Non stupisce che di questi tempi si pensi di risolvere il problema con l’istituzione di un nuovo confine che, scommetto, indurrà a nuove sfide i “bivaccatori”. Stupisce che si continui a non avvertire la necessità di far rispettare le regole con l’assunzione di responsabilità individuale e collettiva, a partire dai commercianti del comparto della Sala che il pozzo hanno eletto a proprio emblema, ma che non muovono un dito nei confronti dei propri indecorosi clienti, per finire alla Polizia municipale che dovrebbe farsi maggiormente vedere. Ma quello che stupisce di più è che non sia venuto in mente a nessuno di restituire dignità al monumento stesso, ripristinando la sua natura, se non proprio la funzionalità, di pozzo vero. Togliete la copertura metallica e vedrete l’acqua nel suo fondo. Sul bordo di un pozzo aperto sarà più difficile che qualcuno si sieda o addirittura salga in piedi! Non auguro certo a nessuno di cadervi dentro! Una grata di buona fattura, con “chiodi a caldo”, potrà essere collocata al suo interno, magari con una sottostante reticella dove raccogliere le monetine che immancabilmente i turisti vi getteranno. Potrebbe completare l’opera un cartello nel quale riassumere la sua storia e richiamare l’ordinanza sindacale emessa a sua tutela» . —
TOMMASO ARTIOLI. BY NC ND ALCUNI DIRITTI RISERVATI .
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