Sicurezza
Manca il personale e ancora una volta l’ex oratorio dovrà essere chiuso
Da 7 i custodi sono rimasti in 3 ma oltre che di S. Desiderio si devono occupare della Fortezza e della Chiesa del Tau
PISTOIA
Chiuso, per motivi tecnici, come dice il cartello sulla porta. Lo è stato nei giorni scorsi e lo sarà di nuovo dal 16 agosto a fine mese. È l’ex Oratorio di San Desiderio, piccola cappella di origine medioevale risucchiata esteriormente dagli appartamenti di via Laudesi, scrigno di uno dei dipinti più belli di Sebastiano Vini: il “Veronese”, migrante dell’arte che dal Veneto trovò fama a Pistoia, intorno al 1570 affrescò su un’intera parete il quadro noto come “La crocifissione di San Desiderio e dei diecimila martiri”, perla pittorica sconosciuta nonostante le impressionanti dimensioni anche a gran parte dei pistoiesi.
Forse è anche per questo che ricadono su questo tesoro nascosto le conseguenze dei “motivi tecnici”, modo informale per dire carenza di personale di custodia dei beni cittadini facenti parte del Polo Museale Toscano, che raccoglie (per il decreto Franceschini) 49 luoghi di cultura statali in tutta la regione.
Si parla di arte, ma il problema diventa un semplice esercizio di matematica, che il direttore Stefano Aiello ci spiega insieme agli stessi custodi. Tre persone divise per tre poli statali: Fortezza Santa Barbara, l’ex Chiesa del Tau e l’ex Oratorio di San Desiderio: risultato, un custode a testa. Il che vuol dire – spiegano i custodi, che aprono, sorvegliano ma aiutano anche i turisti nonostante l’assenza di vere cartine e mappe di questi siti – «che in caso di malattia di uno di noi o di ferie, diritto di ogni lavoratore, i custodi sono due. E dei tre poli uno va chiuso».
«In base ai flussi di visitatori – aggiunge Aiello – abbiamo deciso di chiudere l’Oratorio. La Fortezza ci sembra un sito da visitare al massimo. La Chiesa del Tau è collegata ad un altro luogo visitato come il Museo Marini... E quindi chiudiamo San Desiderio, sempre pronti a raccogliere richieste specifiche e ad aprirlo per una visita».
Ma in quel caso ad essere chiusa sarebbe o l’imponente Fortezza di Piazza D’Armi, o l’ex chiesa del Tau, con il suo ciclo di affreschi trecenteschi e il “Miracolo” di Marino.
«Al massimo potremmo fare a girare – scherza, ma non troppo, il direttore, fresco di insediamento (lo scorso maggio) – Se ci sono consigli sono ben accetti, ma quello di Pistoia è un problema che ha la cultura in tutta Italia».
Una cultura dalla salute cagionevole visto che basta un raffreddore e anche le 6 ore di apertura giornaliera in 6 giorni settimanali vanno a farsi benedire.
«Guardi che nell’anno di Pistoia Capitale della cultura – tengono a puntualizzare i custodi – c’è stato solo un caso di tre giorni di malattia. I virus spesso ce li curiamo qui dentro per non chiudere. Il fatto è che 5 anni fa eravamo in 7 e ora siamo in 3: i pensionati non sono stati sostituiti».
Un anno importante il 2017, confermano, con presenze di visitatori maggiori a quelle dell’anno in corso.
«La percezione dei siti chiusi ci fa male – continua Aiello – perché sono aperti di fatto ogni giorno e gratuitamente. C’è un contratto nazionale di lavoro da 36 ore da rispettare. Noi direttori non possiamo che riportare questi problemi, rimanendo disponibili ad occasioni di valorizzazione specifiche, legate ad eventi».
Ma è chiaro che per ogni apertura straordinaria, ci sono recuperi da smaltire. E per tenere aperta la Fortezza la domenica mattina (quando gli altri due sono chiusi), questa è chiusa il lunedì. Proprio sulla Fortezza, luogo simbolo della città, prima gioiello dell’architettura militare medicea e poi legata a doppio filo alla storia pistoiese con la fucilazione del patriota risorgimentale Attilio Frosini e dei 4 “martiri” che rifiutarono l’arruolamento nella Repubblica di Salò, l’ex giunta Bertinelli aveva più volte chiesto che la gestione passasse al comune. Richiesta sempre negata. Oggi con “l’accordo di valorizzazione” stipulato dalla giunta Tomasi con il Polo e quindi col ministero, la Fortezza si apre ad un numero maggiori di eventi rispetto a quelli che ci sono sempre stati in passato.
Problemi cronici della cultura italiana, dialogo non facile tra gli enti, poche risorse e necessità di aumentare il personale: dietro a quel “chiuso per problemi tecnici” c’è tutto questo. Non facile da spiegare ai turisti che si trovano davanti una porta chiusa. —
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