Gioco
Tomasi: nell’area del Cespevi il nuovo polo dell’innovazione
Parla il sindaco dopo l’acquisto del Centro da parte della Fondazione Caripit «Nessun rischio di speculazione, ma è fondamentale coinvolgere i privati»
PISTOIA
Alle porte della città si profila una nuova sfida per il futuro di Pistoia: è quella relativa al futuro del Cespevi e dell’area adiacente, ora che il Centro sperimentale per il vivaismo è stato strappato alla liquidazione grazie all’intervento della Fondazione Cassa di risparmio. Un intervento costato 900.000 euro, che di fatto riconsegna alla città un centro servizi e un’area (accanto ai terreni del Cespevi c’è il parco dell’ospedale San Jacopo, di proprietà del Comune) da ridisegnare e a cui affidare un obiettivo preciso.
Proprio questo chiede il presidente della Fondazione Luca Iozzelli, auspicando che la sfida fosse raccolta dall’intera città. Gli fa eco il sindaco Alessandro Tomasi, disegnando a grandi linee per l’area un futuro da polo dell’innovazione, che riguardi il vivaismo, certo, ma che non trascuri la vicinanza di un’azienda come Hitachi.
Tomasi sottolinea innanzitutto che il dialogo con la Fondazione Caripit è già iniziato da tempo sul futuro dell’area a sud della tangenziale. “Se da una parte Comune e Fondazione svolgono un ruolo primario nella cabina di regia del Cespevi e del rilancio dell’area – scrive Tomasi – facendosi garanti di un controllo che eviti qualsiasi forma di speculazione e punti unicamente allo sviluppo della città, dall’altro il coinvolgimento di soggetti e operatori privati, protagonisti del tessuto economico e produttivo di Pistoia, diventa fondamentale sia da un punto di vista delle idee che della loro realizzazione e sostenibilità”.
Come dire che la proprietà degli ettari di terra intorno all’ospedale e quelli del Cespevi, rispettivamente del Comune e della Fondazione, evita qualsiasi rischio di speculazioni su quei terreni.
Innanzitutto su una parte dell’area attorno all’ospedale il Comune ha risorse ministeriali da destinare alla realizzazione di una grande cassa di espansione. “Alla luce di tutto questo – continua Tomasi – sulla zona del Cespevi e in quella limitrofa, occorre adesso ragionare in un’ottica di valorizzazione, recupero e riqualificazione che tenga conto della ricerca per la tutela e lo sviluppo della produzione vivaistica e – allo stesso tempo – che allarghi notevolmente lo sguardo per inserirsi nel vicino contesto, in cui vi è la presenza di Hitachi, che è certamente da considerare, anche per quanto riguarda le forme di ricerca avanzata, uno dei grandi interlocutori per la valorizzazione dell’area”.
Ecco allora l’idea. “È proprio in questo contesto estremamente ricco, a due passi dal casello autostradale e composto anche da altre importanti realtà, come la Biblioteca, il Museo dei Rotabili storici, la Cattedrale e Uniser, che lo sviluppo del Cespevi deve essere inserito, in un’ottica d’insieme che faccia dell’area in questione un polo di innovazione e sviluppo della città, il cui rilancio deve necessariamente passare dalla collaborazione più soggetti, pubblici e privati”.
Non solo per mettere insieme più idee e più risorse, ma proprio perché il nuovo polo dovrà essere di tutta la città. “Si tratta di una sfida – sottolinea infatti concludendo Tomasi – che non è solo del Comune e della Fondazione ma, oggi che le basi sono state gettate, è di un’intera città e che per essere vinta dovrà necessariamente coinvolgere più soggetti impegnati nello stesso obiettivo”. —
FABIO CALAMATI
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