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Salvare il Cespevi, il centro per il vivaismo, costa un milione: Fondazione Caripit apre il portafogli

Fabio Calamati
Salvare il Cespevi, il centro per il vivaismo, costa un milione: Fondazione Caripit apre il portafogli

Firmato l’accordo per il passaggio dell’80% delle quote che erano nel patrimonio della Camera di commercio

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PISTOIA. Una volta tanto all’annucio sono seguiti i fatti. Il primo agosto è stato concluso l’accordo tra Camera di commercio e Fondazione Cassa di risparmio di Pistoia e Pescia per salvaguardare e rilanciare il Cespevi, il Centro sperimentale per il vivaismo di Pistoia.

Di fatto quel giorno è stato infatti formalizzato l’acquisto delle quote detenute dalla Camera di commercio (l’80% del totale) da parte della Fondazione, che ne diventa pertanto l’unico socio, visto che già possedeva il restante 20%. La mossa dell’ente guidato da Luca Iozzelli consente di strappare alla crisi il Centro, in liquidazione dal 2016. Il passaggio di proprietà è avvenuto al valore di 900.000 euro, ridotte poi a 880.000 perché la liquidazione Cespevi ha già ricevuto 20.000 euro dalla Fondazione, allo scopo di coprire costi maturati negli ultimi mesi.

Il Cespevi, nato nel luglio 1981 come centro di ricerche e servizi per le aziende vivaistiche, è praticamente paralizzato da quando la Camera di commercio – nel rispetto della legge Madia – ha dovuto alienare la sua partecipazione (che era quella di maggioranza assoluta).

Dal 2015 all’anno scorso si sono succedute diverse iniziative per rilevare il Cespevi. Soprattutto nel mondo del vivaismo ci sono stati tentativi di mettere in piedi cordate locali per non condannare un Centro di grande importanza per il distretto vivaistico pistoiese.

Ma tutti i tentativi sono, prima o poi, naufragati. E questo nonostante che l’acquisto del Cespevi, oltre che per la sua importanza strategica come centro di servizi e di ricerca nel settore, si traducesse anche nella proprietà su 24 ettari di terreni nell’immediato sud della città, al confine tra l’attuale area di espansione (nuovo supermercato Esselunga) e l’ospedale San Jacopo.

Insomma, il Cespevi aveva le carte in regola per fare gola: ma ben tre aste sono andate deserte. Finché, come detto, è stata la Fondazione a muoversi, trattanto direttamente con la Camera di commercio.

«Soddisfazione per questa importante operazione – sono le parole del presidente dell’ente camerale Stefano Morandi – che ha permesso di mantenere in pieno le finalità di interesse pubblico e al contempo di restituire futuro a tutte quelle funzioni di ricerca, sperimentazione e servizi per le aziende vivaistiche per le quali nel 1981 il centro sperimentale fu costituito».

Ma l’acquisto da parte della Fondazione della totalità delle quote del Centro sperimentale, se rappresenta un positivo punto di arrivo per scongiurare la definitiva dispersione di un patrimonio importante per la città, è soprattutto un punto di partenza per il futuro della struttura.

«Occorre, a questo punto – dichiara Luca Iozzelli, presidente della Fondazione Caript – chiamare a raccolta tutta la città: il Comune che è proprietario di larga parte dell’ex campo di volo, tutti gli enti pubblici, le forze produttive cittadine nel settore vivaistico, il polo universitario Uniser e Hitachi che ha il suo stabilimento a pochi passi, per condividere una strategia di rilancio del Cespevi come centro di ricerca e per ipotizzare l’utilizzo sostenibile di un terreno così ampio, che si trova all’uscita dell’autostrada e che è oggettivamente la porta verde di Pistoia». —

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