Il Tirreno

Pistoia

verso il campionato delle piastre 

«La bugia? Nessun dubbio è un bellissimo atto creativo»

Valentina Vettori
«La bugia? Nessun dubbio è un bellissimo atto creativo»

Il noto vignettista Vauro torna a Pistoia per ricevere la laurea honoris causa dell’Accademia: con le fake news oggi c’è una grave manipolazione della realtà 

3 MINUTI DI LETTURA





pistoia

«Se mi merito questa laurea? Non sta certo a me dirlo, perché passerei da grande presuntuoso, però spero proprio di sì. E sa perché? Perché io credo che la bugia, a differenza della menzogna, sia un bellissimo atto creativo e di innocenza, che ha in sé una componente del gioco e della fanciullezza. Non a caso, la nostra è la terra di Pinocchio».

Domenica 5 agosto, nella giornata di chiusura del Campionato italiano della Bugia a le Piastre, insieme al comico Dario Vergassola, l’ospite d’onore è Vauro Senesi. Pistoiese di nascita, giornalista e vignettista satirico da oltre 40 anni, torna nella sua città per ritirare il prestigioso riconoscimento di “bugiardo matricolato” con la laurea ad honorem conferitagli dall’Accademia della Bugia. Intanto a Il Tirreno racconta la sua idea di bugia, la cattiveria che si cela dietro le menzogne create ad hoc e l’esercizio di libertà che esprime attraverso le vignette.

Vauro, lei distingue tra bugia e menzogna, ma qual è la differenza?

«Credo ci sia un’enorme differenza tra la bugia, che si esprime anche attraverso la satira, e la menzogna che, invece, rappresenta la manipolazione della realtà per far apparire qualcosa diverso da come è. La menzogna è al servizio del potere».

E oggi quali sono le menzogne più grandi?

«In passato le più grandi menzogne sono state raccontate sulla guerre. Oggi l’obiettivo si è spostato sui migranti. Sulle invasioni che ci raccontano e gli sbarchi senza controllo. Penso anche alla ferocia che è stata architettata contro la foto dei tre bimbi vestiti di rosso, annegati nel naufragio di un barcone. Qualcuno ha parlato di fotomontaggio, un abominio».

Menzogne, quindi fake news?

«Io le chiamo in italiano, perché oggi con l’inglese che va tanto di moda, si nobilita tutto. Pensi alla parola Jobs act, sembra suoni bene, invece... E comunque, le cosiddette fake news, sono sempre esistite, solo che in passato era diverso. Quelle che un tempo venivano chiamate i “falsi”, e che realizzavo anche io, in realtà erano scherzi. Un gioco, e non la manipolazione della realtà. Anzi, erano quasi un simbolo di speranza. Ai tempi del compromesso storico tra i comunisti e la Dc, per esempio, ne realizzai uno dal titolo “Basta con la Dc”. Qualcuno ci credette anche, ma era ovviamente uno scherzo».

E la satira per lei cos’è?

«Un grande esercizio di libertà personale. Perché la libertà è bella se la si può comunicare. E per quanto amara possa essere, a volte, anche la satira, non è mai violenta. Penso alle mie vignette, anche quelle più dure rappresentano sempre e comunque uno schizzo e una frase di gioco e fantasia. Le stesse cose, pronunciate con arroganza da un palco o in tv da un leader politico legittimano cattiveria, razzismo».

Un’ultima domanda. Domenica sarà premiato alle Piastre, nella sua città. Che effetto le fa?

«Nonostante siano anni che non vivo più a Pistoia, non ho mai perso il rapporto con la mia città. È tornata a viverci anche mia figlia, quindi. Vero è che non ci torno molto spesso, ma quando lo faccio è sempre volentieri. Dopo lo scorso anno, però, ho un po’di amaro in bocca. La città a un sindaco di destra non mi piace davvero. Pensi che mia madre, per la Liberazione di Pistoia, realizzò da una sua gonna rossa una bandiera, su cui cucì falce e martello, e i partigiani l’attaccarono sulla facciata del Comune. Ecco, a essere sincero, ho proprio nostalgia di quella gonna». –



Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

La manifestazione

Firenze, oltre 2.000 studenti in corteo: «Se ci togliete il futuro noi vi blocchiamo il presente»

di Redazione Firenze