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Un sanmarcellino al circolo polare artico per pilotare i droni

Carlo Bardini
Un sanmarcellino al circolo polare artico per pilotare i droni

Stefano Rinaldelli torna tra le montagne dopo 20 giorni tra i ghiacci artici: «Un’esperienza estrema ma unica»

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San Marcello

Quando venerdì scorso è tornato nella sua San Marcello il primo desiderio che ha avuto è stato quello di rivedere le stelle nel cielo e, finalmente, il buio della notte. Perché Stefano Rinaldelli ha vissuto con la luce del giorno 24 ore su 24 per circa venti giorni, avendo fatto parte di una missione fra i mari di Norvegia e Groenlandia, e anche oltre il circolo polare artico.

Rinaldelli ha partecipato alla Campagna artica di geofisica “High North 18” ed è un programma di ricerca di geofisica marina della Marina militare italiana coordinato dall’Istituto idrografico della marina. In queste operazioni la Marina si avvale di collaborazioni con enti di ricerca nazionali e internazionali e con i rappresentanti dell’industria nazionale come ad esempio Ids (Ingegneria di Sistemi Spa) con sede a Pisa dove Stefano Rinaldelli è direttore operazioni volo.

Il giovane sanmarcellino 42enne padre di due figli, ha partecipato alla missione, per pilotare il drone IA-3 Colibrì fornito dalla sua industria all’Istituto idrografico. «Siamo partiti il 7 luglio scorso – racconta – dal porto norvegese di Tromsø, imbarcati sulla nave Alliance fornita dalla Nato, per una missione coordinata dalla professoressa Roberta Ivaldi e il comandante Maurizio De Marte. Abbiamo vissuto sulla nave per circa una ventina di giorni ed era come un piccolo mondo autonomo».

La missione appena conclusa è la seconda di una triade iniziata lo scorso anno e che proseguirà anche nel 2019. «L’Istituto idrografico – spiega l’esperto pilota di droni – ha acquistato il nostro drone e serviva qualcuno che lo sapesse pilotare. Tra l’altro non è stata un’impresa facile perché in quelle zone artiche si lavorava in condizioni climatiche ostili, soprattutto per il forte vento che non garantiva un atterraggio facile del drone sulla nave una volta eseguito il rilievo fotografico».

Poi Stefano Rinaldelli precisa: «Lo scopo di queste operazioni è quello di eseguire rilevazioni fotogrammetriche del ghiaccio grazie all’utilizzo del drone per studiarne la sua natura in queste zone estreme e vedere se sono compatibili con i rilievi eseguiti dai satelliti e capirne se questi ultimo sono attendibili». Ed entra nel merito della sua esperienza: «È stata una bella sfida – ammette – sia per le condizioni climatiche di quelle zone artiche, sia perché per una ventina di giorni non abbiamo mai visto il buio. A volte lavoravamo fino alla mezzanotte, poi a causa della luce del giorno perdevamo anche il sonno. Non vedevo l’ora di vedere le stelle e la notte. Mai sceso in terra ferma ma è stata anche una bellissima esperienza di collaborazione tra i colleghi presenti sulla nave». –



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