La protesta
Tra Pistoia Seattle e Gaza l’altra estate di Matteo
PISTOIA. È dovuta partire dalla Scandinavia, perché le navi che vogliono portare aiuti a Gaza spesso «oltre a trovare porti chiusi dove arrivare, non ne trovano di aperti nemmeno per partire». Nella...
PISTOIA. È dovuta partire dalla Scandinavia, perché le navi che vogliono portare aiuti a Gaza spesso «oltre a trovare porti chiusi dove arrivare, non ne trovano di aperti nemmeno per partire». Nella diatriba “porti aperti- porti chiusi” a cui oggi sembra ridotto il dibattito sul crocevia di popoli e culture che è il Mar Mediterraneo, Matteo Tamburini aggiunge la "rotta" mediorentale.
38 anni, doppia cittadinanza italiana-americana, Matteo è un pezzo di Pistoia trapiantato a Seattle dove si è laureato in Scienze politiche internazionali e Matematica che insegna alla North West Indian College, università gestita dal popolo dei Nativi Americani. «La superficie della striscia di Gaza è minore della provincia di Pistoia per una popolazione ben maggiore (nella striscia intorno ai 2 milioni di abitanti, ndr). Non ci sono sistemi di purificazione dell'acqua, non si possono ricostruire le case».
Matteo ha scelto di togliere qualche giornata alla sua estate pistoiese, per unirsi alla ciurma di terra che in questi giorni accoglie a Palermo la nave “Sail to break the blockade of Gaza”. Una nave nata per portare aiuti a Gaza provando a superare quello che è il blocco navale di Israele da più di 10 anni, che è soprattutto un occhio aperto su una tragedia umanitaria che spesso non fa più notizia. Nel porto di Palermo la nave si è fermata dopo aver fatto tappa in Francia, a Ajaccio, in Sardegna e a Napoli. Da qui attivisti, giornalisti, blogger cercheranno di raggiungere Gaza. L'attivismo pacifista, come la matematica, sono da sempre nel dna di Matteo, oggi membro del consiglio dell'associazione “Whatcom peace and justice center” di Seattle.
«Partecipo a questa campagna - dice Tamburini- prima di tutto da cittadino americano, per esprimere il mio dissenso alla politica estera degli Stati Uniti che ogni anno dà 3 miliardi di dollari e più ad Israele. Ma anche da cittadino italiano e mi chiedo quale sia l'impegno dell'Unione Europea su una questione così importante». —
ELISA PACINI. BY NC ND ALCUNI DIRITTI RISERVATI .
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