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Pistoia

MIGRANTI 

«Guai a noi frapporre barriere all’accoglienza di chi è in cerca di vita»

«Guai a noi frapporre barriere all’accoglienza di chi è in cerca di vita»

Nel messaggio del vescovo Tardelli l’invito alla città  a non chiudere le porte ai nuovi pellegrini dei nostri tempi

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PISTOIA. «L’accoglienza di chi è nel bisogno e viaggia per mare o per terra in cerca di vita appartiene alla nostra tradizione cristiana e alla nostra civiltà. I rischi, che pure non vanno sottovalutati, e la ragionevole necessità di affrontare i problemi eliminandone le cause, non ci possono mai, dico mai, spingere alla chiusura dei cuori, alla frapposizione di barriere, al rifiuto dell’altro. Guai a noi!».

Lo scrive il vescovo di Pistoia, monsignor Fausto Tardelli, nel messaggio inviato alla città in occasione della festa di San Jacopo. Un messaggio ancor più significativo alla luce delle polemiche e degli attacchi diffamatori subìti recentemente da don Massimo Biancalani, che dell’accoglienza dei profughi a Pistoia ha fatto la sua missione.

«Tutti i legittimi distinguo, non possono condurci a reazioni irresponsabili e sguaiate, nutrite di slogan a volte crudeli che riempiono la bocca ma non risolvono niente, anzi, aggravano di molto la situazione», prosegue monsignor Tardelli ricordando la tradizione jacopea «legata strettamente al pellegrinaggio e all’accoglienza dei pellegrini. Una cosa antica per la chiesa, che da sempre ha visto nell’alloggiare i pellegrini un’importante opera di misericordia, perché nel forestiero e nel pellegrino c’è Cristo stesso».

Il vescovo si dice convinto che «anche chi non si sente di condividere l’esperienza cristiana o ha da ridire sulla chiesa» dovrebbe essere spinto a riconoscere «che la fede non è nemica dell’uomo, non è contraria alla sua felicità, non è una superstizione che aliena dalla storia», perché «essa è invece linfa vitale che ispira e feconda» e anche, prosegue, «non chiusura nei confronti di altre prospettive culturali o religiose, bensì apertura e dialogo» e «non un attentato alla laicità della società».

«Le nostre radici cristiane non sono un ostacolo – conclude – bensì una risorsa di energia che ci permette di migliorare il mondo e di affrontare con sapienza le sfide del futuro». —

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