Il Tirreno

Pistoia

vivai senza pace 

Caso Bruschi, 36 creditori chiedono il pignoramento

Tiziana Gori
Caso Bruschi, 36 creditori chiedono il pignoramento

Nuova iniziativa di una parte delle piccole imprese rimaste travolte dalla crisi della grande azienda che due anni fa siglò il discusso accordo con Tesi Group

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Sono state intraprese più strade dai creditori: il fallimento, il pignoramento dei beni (che decadrebbe in caso di fallimento, ndr) e, sembra, anche la denuncia in procura sulla natura del contratto siglato. L’accordo Bruschi – Tesi continua a tener banco nel mondo vivaistico pistoiese.

A distanza di quasi due anni dall’intesa con cui la “Sandro Bruschi”, vivaio di Bottegone in forte difficoltà, ha ceduto un ramo d’azienda alla Giorgio Tesi Group, fornitori e banche non hanno riscosso. In totale si parla di oltre 25 milioni di euro, di cui una decina a credito del centinaio di piccole – medie aziende che fornivano le piante a Bruschi. I pagamenti si erano dilatati nel tempo (non solo da parte di Bruschi con il sopraggiungere della crisi, ndr) ma la doccia fredda l’ha data l’accordo del 18 ottobre 2016, che ha salvato il posto ai 42 dipendenti di Bruschi (con gli stipendi a carico di Tesi) e gelato i creditori, in pratica rimasti con l’unica possibilità di rivalersi sugli affitti pagati da Tesi a Bruschi: 212mila euro l’anno. Troppo pochi rispetto alle cifre vantate. I creditori più esposti devono riscuotere dai 500mila agli 800mila euro.

«Quell’accordo – afferma Sandro Orlandini, presidente provinciale Cia – rischia di mietere nuove vittime. Ci sono aziende di piccole – medie dimensioni che stanno per fare il botto. Questo clima di “sospensione” crea incertezza e sconforto». Il riferimento di Orlandini è anche all’attesa per la sentenza della Corte d’Appello di Firenze, a cui alcuni creditori si sono rivolti dopo che il tribunale di Pistoia, nell’ottobre 2017, ha respinto l’istanza di fallimento. Il ricorso avverso alla sentenza della giustizia pistoiese è stato inoltrato alla Corte fiorentina, che nell’udienza di giugno si è riservata la decisione. Inutile dire che per questa sentenza sono in molti a fremere.

«Nel frattempo – prosegue Orlandini – abbiamo saputo che Fabrizio Tesi ha scritto al tribunale di Pistoia, dichiarandosi disponile a rilasciare una parte dei beni immobili ricompresi nei contratti a Bruschi, affinché soddisfi le legittime pretese dei creditori». Posizione che Tesi aveva reso nota nell’incontro in Comune con il sindaco Alessandro Tomasi, il presidente del Distretto vivaistico Francesco Mati e il Comitato creditori nel febbraio di quest’anno. Comitato che, peraltro, anche in quell’occasione tornò a chiedere a Bruschi una “proposta concreta e congrua di risarcimento».

Ma proprio perché non si vuole lasciare nulla d’intentato, una parte dei creditori ha proceduto con le notifiche di pignoramento. Si tratta di 36 aziende, suddivise tra creditori chirografari (perché organizzati in forme societarie) e privilegiati.

Venerdì mattina si è tenuta un’udienza al tribunale ordinario di Pistoia, sezione “esecuzioni mobiliari”. La cifra complessivamente chiesta si aggira sui 4 milioni di euro.

Ricorda però Orlandini: «Nel caso in cui la magistratura decidesse per il fallimento le richieste di pignoramento sarebbero messe in soffitta. Si azzererebbe tutto, per aprire la cosiddetta par condicio creditorium. Nel frattempo molti fornitori sono in difficoltà col reperimento delle materie prime. Alcuni hanno dovuto licenziare o non confermare contratti a tempo». –


 

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