Il Tirreno

Pistoia

fallita la storica azienda di ricami 

Defi, chiederemo le carte al tribunale

Tommaso Artioli
Defi, chiederemo le carte al tribunale

La disperazione delle lavoratrici e i dubbi del sindacato: vogliamo capire se l’operazione con la J2 esisteva davvero

2 MINUTI DI LETTURA





«È importante verificare che il marchio sia nella disponibilità dei curatori, che con la vendita sia possibile coprire i debiti nei confronti dei lavoratori, nella speranza che ad acquistarlo sia un imprenditore intenzionato a recuperare l’attività».

Ci sono questi passaggi, osserva Michele Gargini (Filctem Cgil), tra le priorità che si impongono di fronte al fallimento della Defi, azienda dello storico marchio di biancheria di lusso Pratesi di Ponte Stella. «Il tribunale – spiega Gargini – ha preso atto che la Defi non è in grado di rispondere ai debiti e quello che più preoccupa adesso sono i soldi che devono ancora avere i lavoratori».

Un fallimento che arriva dopo il “passo indietro” della J2, società statunitense con cui, aveva fatto sapere la proprietà nei mesi scorsi, l’accordo per la vendita del marchio era cosa praticamente fatta. Ma l’intesa con gli americani non è evidentemente andata a buon fine. «I soldi – chiarisce Gargini – sarebbero dovuti arrivare dai compratori americani. A questo punto siamo intenzionati a chiedere le carte al tribunale per capire se l’operazione con la J2 era veramente in piedi».

Senza lavoro ci sono le oltre 50 dipendenti della produzione, che, con il fallimento, vedono svanire, almeno per il momento, le poche certezze legate alla riscossione dei crediti vantati nei confronti della Defi. «Per noi a questo punto la situazione si fa sempre più difficile – sottolinea Simona Ceccarelli, che nello stabilimento di Ponte Stella aveva iniziato a lavorare nel gennaio del 2002 – Il fallimento della Defi è l’inizio della fine. Adesso fallirà anche la precedente società, la Casatex. Noi perderemo tutto quello che ci hanno offerto nell’accordo che avevamo da poco firmato, che già era vago e che definirei umiliante. Dalla proprietà in questi mesi sono arrivate solo parole: non c’è una promessa fatta da Federico Pratesi che si sia trasformata in fatti». «L’Inps – prosegue Ceccarelli – garantisce il Tfr. Perdiamo alcune mensilità, il premio produzione 2017, parte della tredicesima del 2017 e del 2018. Chi ha ferie non godute perde anche quelle, oltre agli incentivi legati all’accordo di licenziamento».

«Le pessime notizie sulla situazione della ex Pratesi – si legge in una nota del consigliere regionale Pd Marco Niccolai – non interrompono il lavoro della Regione. Una volta che il tribunale avrà assunto le determinazioni che gli competono assumerà le iniziative più adeguate, di concerto con le organizzazioni sindacali, per scongiurare gli scenari più negativi per i lavoratori. Personalmente – conclude Niccolai – ritengo che, in questa fase così concitata, un’attenzione particolare debba essere subito dedicata dall’autorità giudiziaria alla tutela del marchio, affinché questo autentico patrimonio non venga disperso». –


 

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

La protesta

Milano, scontri al corteo sul carovita: tavoli e sedie contro la polizia. Ci sono feriti – Disordini anche a Torino e Bologna

di Redazione web