Italia
Minacce ai vicini di casa: in carcere la vedova De Witt
La 50enne bulgara accusata di maltrattamenti aggravati dalla morte del marito finisce in cella su ordine della Corte d’assise: revocati gli arresti domiciliari
FIRENZE. Bogdana Marinova Vesselinova passa dagli arresti domiciliari al carcere di Sollicciano. Motivo: un mese fa ha minacciato i vicini di casa nei giardini di piazza della Resistenza.
È la Corte d’Assise di Firenze ad accogliere la richiesta del sostituto procuratore della Repubblica Giuseppe Grieco di aggravamento della misura cautelare. Giovedì 5 luglio, sempre in Corte d’Assise, si è tenuta la seconda udienza del processo controla Marinova Vesselinova, 50enne bulgara accusata di aver provocato a forza di continui maltrattamenti la morte del marito, l’ex vigile del fuoco Antonio De Witt, trovato senza vita all’alba del 5 febbraio scorso sul pavimento della sua cameretta.
Parlano i testimoni. «È stata una botta netta, diversa dalle altre. E a me viene da dire: “Stavolta l’ha seccato”. Passano pochi minuti e sento lei che urla qualcosa. Mentre lui non l’ho più sentito».
Sono passate le 21,30 del sabato 4 febbraio 2017 in via Ferrucci, a Pistoia. Eleonora Gabrielli non vede niente, ma pare proprio che senta bene dal suo appartamento di sotto. E ieri lo racconta al pm Grieco e all’avvocata della difesa Benedetta Berardinelli. Il presidente della corte è Raffaele D’Isa. «E perché non è salita di sopra dopo la botta?», chiede l’avvocato Berardinelli. «Io le mani addosso dalla Bogdana non le voglio», risponde Gabrielli.
Quel 4 febbraio sarà l’ultima sera della sua vita per Antonio De Witt. Ma i testimoni lo raccontano molto debilitato già nei giorni precedenti. «Ultimamente era pelle e ossa, stava male, l’ultima volta aveva un taglio alla testa», dice Gabrielli.
«Negli ultimi tempi Antonio era tutto “pesto”, aveva un braccio rovinato dai lividi, aveva ferite sulla fronte, sullo zigomo. A volte veniva da noi sanguinante e pensavo di portarlo dal medico», aggiunge una sua amica di gioventù, l’infermiera Angela Gariboldi.
E i rapporti con la moglie pare fossero pieni di litigi. «Una sera a cena ho visto Bogdana che picchiava De Witt con la cintura», dice l’amico egiziano Abdelhalim Karem Saad Adli.
«Io sentivo spesso Bogdana gridare: “Ti ammazzo!”, ’oppure “Ti spezzo!”. E lui rispondeva: “Basta!”», aggiunge Gabrielli.
Era lo stesso De Witt a raccontarlo all’amica Gariboldi: «Bisogna avere pazienza, si fanno baruffe ma poi si fa pace». Ma quando gli chiedevano il perché di lividi e ferite lui rispondeva sempre: “Sono caduto”. Come nell’inverno 2017. Fa molto freddo fuori, e Gariboldi trova De Witt davanti a Palazzo del Balì: «Era con un giubbetto leggero, le scarpe rotte e un ematoma sulla testa». E qualche tempo dopo Antonio De Witt viene ritrovato senza vita nella sua cameretta.
Prossima udienza, il 27 settembre. Verranno ascoltati altri testimoni e il consulente medico per il dna delle tracce di sangue trovate nell’appartamento. —
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