Sicurezza
Il cuore di De Piscopo batte per il Museo Tronci
L’appello del percussionista: «Ospita strumenti musicali dal valore inestimabile e bisogna far sì che non chiuda mai»
PISTOIA
«Tutti gli addetti alla cultura devono mettersi una mano sulla coscienza e darsi da fare affinché il Museo delle Percussioni non chiuda. Ogni volta che un museo si trasforma in un supermercato il mio cuore cessa di battere».
Non usa mezzi termini Tullio De Piscopo, che non ha certo bisogno di presentazioni, dopo l’appello lanciato dal presidente dell’associazione Culturidea Riccardo Fagioli per salvare da una possibile chiusura uno dei gioielli più belli che la ex Capitale della cultura possiede. Il motivo? La mancanza di uno spazio adeguato che possa accogliere gli oltre 800 strumenti a percussione che la Fondazione Tronci detiene e che oggi sono purtroppo sparpagliati qua e là sul territorio.
«Il battito del nostro cuore che sentiamo entrando in questo museo non si deve fermare mai – continua De Piscopo – Senza la musica siamo morti. Ogni volta che vedo un museo trasformarsi in un supermercato o in un centro commerciale il mio cuore smette di battere».
È amareggiato, arrabbiato, perché, come spesso avviene oggi, tutto ciò che riguarda la cultura viene “maledettamente” messo in secondo piano. E questo lo fa soffrire. Così come a farlo soffrire è vedere Luigi Tronci, con il quale è da anni legato da un’amicizia indissolubile, lottare da solo per far sì che il suo museo non cessi mai di esistere. È stato proprio Luigi Tronci, anima e cervello dell’Ufip, azienda pistoiese di piatti musicali conosciuta in tutto il mondo, ad aver creato la Fondazione di cui è presidente, nel 2008, dando vita ad un vero e proprio Museo della musica e degli strumenti musicali a percussione nei locali dell’ex conservatorio di San Giovanni, in corso Gramsci.
La collezione della Fondazione è composta da circa 800 strumenti, per lo più a percussione, extraeuropei e delle tradizioni popolari europee e italiane. Ma ci sono anche sculture sonore, macchine rumoristiche da teatro, organi, macchine e strumenti della fonderia e quant’altro. Un grande patrimonio che sembra essere passato inosservato anche nell’anno in cui Pistoia è stata capitale italiana della Cultura, e che addirittura pochi pistoiesi conoscono.
«Bisogna far sì che questa chiusura non accada mai – le parole di De Piscopo, intervistato da Il Tirreno – Il Museo delle percussioni ha un valore culturale inestimabile e ineguagliabile: al suo interno ci sono pezzi molto rari, strumenti che tutti devono conoscere ed apprezzare, dagli studenti agli adulti, alle famiglie».
Il Museo è cultura, continua, e proprio per questo ha bisogno di aiuto affinché viva sempre.
E un appello affinché il Museo non chiuda arriva anche da Gennaro Scarpato, batterista di Edoardo Bennato per 11 anni. «Sono sette anni che collaboro con la Fondazione, conosco molto bene Luigi e so che ha dedicato tutto se stesso al museo. Sono innamorato di questo posto, ha un valore culturale troppo grande da disperdere, sia a livello locale che nazionale ed europeo. Qualcuno deve fare qualcosa affinché viva per sempre». —
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