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Pistoia

Ex Breda, con il fallimento della Giusti si allungano i tempi

Fabio Calamati
Ex Breda, con il fallimento della Giusti si allungano i tempi

Pistoia, l’azienda edile è stata schiacciata da una mole di oltre 100 milioni di debiti. Il Comune deve avere lavori per 9 milioni: una strada, due piazze e 400 parcheggi

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PISTOIA. Cautela, cautela e ancora cautela. Se il 23 aprile scorso l’assessore all’urbanistica Alessandro Capecchi, parlando del grande cantiere per il recupero dell’ex Breda, descriveva in consiglio comunale «una situazione molto complessa e delicata, perché siamo vicini alle carte bollate», figurarsi oggi che l’azienda che quel grande cantiere ha aperto, la Giusti per l’edilizia, è stata dichiarata ufficialmente fallita dal tribunale di Pistoia.

Fallimento difficilmente evitabile, per un’azienda ferma dal marzo 2016, posta in liquidazione dal novembre successivo, schiacciata da una gravissima crisi finanziaria e da un monte debiti che supera i 100 milioni di euro. I curatori due professionisti fiorentini (Silvio De Lazzer e Manuela Olastri); il termine riservato ai creditori della Giusti per farsi avanti è stato fissato nel 19 ottobre. Consultando l’ultimo bilancio, si scopre che 72 milioni sono debiti verso banche, 8,8 debiti verso fornitori e 5,4 debiti tributari, soprattutto Ici e Imu.

Ma se il destino della Giusti è ormai segnato, che ne sarà della convenzione con il Comune, che obbligava l’azienda guidata da Giancarlo Giusti a realizzare per conto dell’amministrazione due piazze del nuovo quartiere ex Breda, la strada centrale di collegamento (la cosiddetta “spina”) e a cedere ad uso pubblico metà del maxiparcheggio interrato a due piani da 800 posti auto?

Il valore stimato di tutte queste opere è di circa 9,5 milioni: ma soprattutto, senza di esse l’ambiziosa creazione di un quartiere ex novo sul sito produttivo della vecchia Breda si risolve – come adesso – nella coabitazione di un gruppo di nuovi edifici (la biblioteca San Giorgio, la Cattedrale, il polo universitario, la questura-prefettura) tutte affacciate su un inutilizzabile cratere di cemento armato . E allora? Il Comune ha da riscuotere fidejussioni per una parte di quella cifra, certo. Ma l’amministrazione Tomasi su questo punto in particolare predica cautela. Perché in realtà – si sostiene a Palazzo di Giano – le due piazze più la strada non hanno un progetto esecutivo: doveva farlo la Giusti, ma non l’ha fatto. Quindi occorrerebbe innanzitutto dotarsi del progetto (costo stimato: mezzo milione di euro). Poi metterlo a bando, quindi – finalmente – avviare i lavori per la conclusione. Insomma, c’è il rischio che il tutto duri almeno tre anni.

L’alternativa potrebbe essere data dall’eventuale subentro di un nuovo operatore – a questo punto tramite il fallimento: ma secondo la Giusti esistono imprenditori ancora interessati a inserirsi – che possa subentrare in qualche modo alla Giusti negli impegni con l’amministrazione comunale. Anche perché la giunta Tomai, sempre per bocca dell’assessore Capecchi, ha dichiarato che non è chiaro se la convenzione che lega il Comune alla Giusti sia già scaduta (come molti pensano) o invece ancora in vigore.

Che alla fine sia percorsa la prima o la seconda strada, comunque, il grande cantiere-cratere dell’ex Breda appare destinato a rimanere ancora per anni come si presenta adesso, ingessato dalla crisi che ha stroncato un’impresa tra le più note e ambiziose e il sogno della città di creare ex novo un intero quartiere a sud del centro storico. —

Fabio Calamati. BY NC ND ALCUNI DIRITTI RISERVATI.

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