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Salvare la collezione Tronci Iozzelli: la Fondazione c’è

Elisa Pacini
Salvare la collezione Tronci Iozzelli: la Fondazione c’è

Manca un vero spazio per accogliere la straordinaria raccolta del patron della Ufip «Disponibili, ma serve un vero progetto di fattibilità e non possiamo farlo noi»

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«I musei sono fatti per essere visitati». Luca Iozzelli non si sottrae rispetto all'appello lanciato dall'associazione Culturidea per “salvare” la collezione di strumenti a percussioni della Fondazione Luigi Tronci. Ma il presidente della Fondazione Caripit, sostenitrice di gran parte degli eventi e progetti culturali della città, evidenzia che senza un progetto con annessa analisi di sostenibilità economica, «non c'è Fondazione, né ente pubblico che lo possa sostenere».

Nessun dubbio, fa capire Iozzelli, sulla qualità del materiale solo parzialmente esposto dal 2008 nei locali dell'ex Conservatorio della Fondazione San Giovanni Battista. Ma il nocciolo della questione è capire in che direzione si vuole andare per provare ad affrontare le difficoltà mai superate di uno spazio del tutto insufficiente a valorizzare gli 800 pezzi di strumenti da tutto il mondo messi insieme da Luigi Tronci, e che ora sono arrivati ad un punto di non ritorno. Visto che, come rilanciato da Riccardo Fagioli dell'associazione Culturidea che in questi anni ha supportato Luigi Tronci nel provare a far diventare patrimonio pubblico l'affascinante collezione privata del patron della Ufip, l'interesse alla collezione da parte dell’associazione Bande Italiane potrebbe concretizzarsi nel trovare per questa preziosa collezione, unica nel suo genere, una collocazione lontana da Pistoia.

E questo sarebbe tanto più grave in quanto avverrebbe nella città del Festival Blues e della stessa Ufip, i cui piatti la fanno salire sui palchi dei concerti più importanti del mondo, portando avanti l'antica tradizione di costruzione di strumenti musicali (prima legata agli organi, ora alle percussioni).

«So bene che in svariate occasioni si era cercata una localizzazione per questa collezione (l'ultima scartata era stata quella proposta dalla giunta Bertinelli del trasferimento alla scuola di musica Mabellini, ndr)- dice Iozzelli- conosco la qualità del patrimonio e la professionalità con cui è stata messa in piedi da Luigi Tronci, che in campo di percussioni è esperto professionista. Ma quando si parla di museo, bisogna capire bene cosa si vuol fare. Servono studi per capire se questa collezione può avere visitatori, disposti a pagare un biglietto. Serve stilare un budget per capire come renderla attrattiva anche fuori Pistoia». Insomma, perché la Fondazione possa vagliarlo, serve un progetto completo con tanto di ipotesi di sede e costi per adattare la mostra a vero e proprio museo. L'interesse di Palazzo de Rossi potrebbe esserci sia sul versante museo («la Fondazione qui è fortemente impegnata con l'acquisizione di Palazzo dei Vescovi e del patrimonio artistico della Cassa di risparmio») sia su quello musicale concretizzato con la stagione di Promusica. «Ma tutto non possiamo fare - aggiunge Iozzelli - mettendo in fila i numeri, possiamo esaminare il progetto anche perché la musica è uno dei nostri impegni maggiori. Ma per passare dagli appelli al concreto ci vogliono analisi di sostenibilità che non possiamo accollarci».

E allora chi dovrebbe fare il progetto? Luigi Tronci ha fatto sapere che vorrebbe donare al Comune di Pistoia il suo patrimonio... «Se il Comune accetta la donazione potrebbe ipotizzare il progetto» suggerisce Iozzelli. Un modo per mantenere alto il volume della questione affinché qualcuno decida di unirsi al coro. —



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