Sicurezza
Legno Rosso, assolti Fontana e Colella
I due dirigenti della Polisportiva erano accusati di appropriazione indebita per la gestione dell’impianto 2005-2014
PISTOIA. Assolti perché il fatto non sussiste Luca Fabio Fontana e Angelo Colella, i due ex dirigenti della Polisportiva Legno Rosso sotto processo per appropriazione indebita. La sentenza del giudice monocratico Jacqueline Magi, pronunciata ieri mattina attorno alle 13 a San Mercuriale, conclude il processo nato dall'inchiesta - avviata nel 2012 - sulla gestione del grande polo sportivo comunale di Capostrada dal 2005 al 2014.
Secondo l'accusa, la Polisportiva Legno Rosso (sotto la gestione di Fontana) aveva vinto la gara indetta dal Comune per la gestione della struttura sportiva pur non possedendo i requisiti necessari. Sarebbero stati poi "gonfiati" in modo fraudolento i costi per la realizzazione del campo di calcio a 11 con fondo sintetico per ottenere in questo modo maggiori rimborsi dal Comune. Infine sempre la gestione della Polisportiva avrebbe nascosto parte degli utili incassati dalla gestione del campo di calcio a 11 e di altri impianti della struttura, destinati in parte ad essere riversati nelle casse del Comune. Mettendo insieme i vari capi di imputazione, si arriva alla somma di quasi 800.000 euro.
Più lievi gli addebiti rivolti a Colella, succeduto a Fontana dopo che a questo venne notificato l’avviso di garanzia: anche lui, secondo l’accusa, avrebbe occultato utili, pari circa a 28.000 euro. Per tutti questi comportamenti il pm Luigi Boccia aveva chiesto la condanna a un anno e 10 mesi per Fontana e a 10 mesi per Colella.
Durante il processo gli avvocati difensori Sergio Mazzone (per Fontana) e Alessio Greggio (Colella) hanno respinto tutti gli addebiti, producendo nel corso del dibattimento una ricca serie di documenti. Tesi, queste ultime, che poi il tribunale ha sostanzialmente accolto nella sentenza.
Evidente la gioia dei due imputati, che si sono abbracciati in aula subito dopo la lettura del dispositivo. «Sono stato quattro anni sulla graticola» ha detto Fontana, che per il resto ha preferito lasciar parlare l’avvocato difensore.
«Con questa sentenza - ha dichiarato l'avvocato Mazzone - è stata finalmente resa giustizia a delle persone semplici ma oneste. Nella gestione del polo ci potranno essere stati alcune mancanze di comunicazione con il Comune, ma certo nessun tipo di appropriazione. Queste persone hanno lavorato solo per l'interesse della società sportiva ed avere conferma di questo è importante, visto che per tanti anni hanno avuto a che fare con tanti ragazzi e con le loro famiglie. E nel mondo dello sport la reputazione è fondamentale».
Secondo l'avvocato Greggio «Colella avrebbe forse potuto uscire anche prima del processo dalle indagini, è stato accusato di decisioni prese in realtà per risolvere un problema all'amministrazione comunale».
La vicenda rimane invece aperta alla Corte dei conti, che nel marzo 2016 ha condannato Colella, Fontana e Stanislao Moruzzi (dirigente dell’Ac Capostrada) a rifondere al Comune circa 700.000 euro. Come ha spiegato l’avvocato Mazzone nell’udienza di ieri, però, la sentenza è stata appellata e – proprio sulla base del contenuto dell’appello – i procedimenti esecutivi nei confronti dei condannati sono stati tutti temporaneamente bloccati.
Fabio Calamati
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