Il Tirreno

Pistoia

Per la fine del Ramadan la festa si sposta a Prato

di Elisa Pacini
Per la fine del Ramadan la festa si sposta a Prato

La mancanza di veri e propri luoghi di culto ha spinto la comunità musulmana a partecipare alla grande preghiera tenuta nella città laniera o a stare in famiglia

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PISTOIA. Il vestito buono, l’odore dei dolcetti prodotti in quantità industriale dalle sapienti mani delle donne marocchine o del riso bryani pakistano, la preghiera e poi la condivisione della festa con amici e parenti. Anche lontano dai paesi di origine (spesso di genitori e nonni ma non dei figli nati in Italia), le famiglie musulmane della zona di Pistoia cercano di trascorrere la festa di fine Ramadan seguendo la tradizione. Che poi, con le preghiere dei praticanti e la voglia di stare in famiglia per tutti, non è così lontana da quello che in tutto il mondo significa festa.

La comunità non ha veri e propri punti di riferimento, anche perché si fa presto a dire musulmani, quando poi (come per i cristiani) si parla di tanti paesi diversi. L’assenza di veri e propri luoghi di culto in città e nella piana, ha spinto i più a partecipare alla grande preghiera di Prato. È così anche per la giovane mamma marocchina Houria Driouch, 28 anni residente a Spedalino, che per la prima volta da quando è in Italia, visto che ha da poco preso la macchina, ha portato tutta la famiglia alla preghiera. «È stato un momento molto bello – dice la sorridente Houria, italiano corretto migliorato, mentre racconta allo “spazio donna” dell’associazione Portaperta di Agliana – c’erano marocchini, pakistani, senegalesi e gli albanesi. Alla fine abbiamo mangiato i piatti anche degli altri paesi che ognuno aveva portato». Nel pomeriggio Houria ha ripreso il figlio più grande all’oratorio estivo Don Milani che come l’associazione Portaperta è nata all’ombra del campanile di San Piero. A casa aspettano i biscotti, fantasie di cocco, arachidi, miele, nocciole molto simili alle delizie dell’Italia del Sud che la mamma e la nonna hanno preparato. Chiederle se è un problema per lei frequentare spazi vicini alla chiesa, la fa scoppiare a ridere. «È normale– dice – io ho la mia religione, ma è bello conoscere gli altri. Ho partecipato ai corsi di italiano, sono una volontaria della Festa dei Popoli (che tornerà ad Agliana sabato sera, ndr) e mi piace molto. Sto bene in questa zona, dove ci sono tante persone che sono sempre state gentili con me». In questi anni l’Italia è cambiata, gli immigrati sono al centro del dibattito politico ma per Houria «la gente non è cambiata». Forse in queste zone: parlando con i giovani musulmani di Agliana, tra un giro con gli amici e il debutto del Marocco ai Mondiali per gli studenti appena usciti dagli stage di alternanza scuola lavoro, si percepisce anche qualcos’altro. «Essere diversi è una cosa che arricchisce – ci dice una studentessa – mi piace conoscere altre culture. In Toscana ho sempre respirato un clima tranquillo verso gli stranieri. Ora però è come se si stesse tornando a mettere muri, ad un’ignoranza che qui non ho mai respirato. Finora si entrava in contatto senza discriminazione, ora si è subito etichettati».

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