La protesta
Alt a Case Passerini: scoppia il caso
Il Consiglio di Stato boccia la realizzazione del nuovo inceneritore della Toscana centrale
MONTALE. Il Consiglio di Stato ha bloccato la realizzazione dell’inceneritore di Case Passerini, respingendo il ricorso contro la sentenza del Tar della Toscana che alla fine del 2016 aveva annullato l'autorizzazione alla costruzione dell'impianto di smaltimento rifiuti previsto nel Comune di Sesto Fiorentino.
Una decisione, quella su Case Passerini, con inevitabili echi anche sulla Piana pistoiese. In particolare a Montale, dove il futuro dell’inceneritore che sorge in via Tobagi - la cui dismissione è stata annunciata dalle amministrazioni proprietarie (Montale, Agliana e Quarrata) per la fine del 2023 – appare da tempo legato alla prevista realizzazione dell’impianto fiorentino. Questione di fabbisogni impiantistici all'interno dell’Ato Toscana Centro (Firenze, Prato, Pistoia), già oggi in difficoltà nel fare fronte allo smaltimento dei rifiuti. Così il pronunciamento del Consiglio di Stato mette inevitabilmente in crisi tutta la pianificazione impiantistica.
Non ha dubbi su questo punto, Rino Fragai, assessore all’ambiente della Provincia di Pistoia dal 2009 al 2014, sotto il cui mandato venne approvato (alla fine del 2012) il Piano interprovinciale dei rifiuti per Firenze, Prato e Pistoia. «Un piano – sottolinea adesso Fragai, pronunciandosi a titolo personale in veste di ex assessore provinciale (oggi è assessore al commercio ad Agliana, dove fino al maggio 2017 ha avuto anche la delega all’ambiente, poi passata al sindaco Giacomo Mangoni) – ora totalmente azzerato».
«Il no alla realizzazione dell’impianto di Case Passerini – spiega – ci pone di fronte ad un quadro totalmente nuovo: presuppone che si riparta da capo, ridisegnando tutta la pianificazione dell’Ato, se non quella regionale nel suo complesso. Una cosa è certa: in tutti i casi devono essere coperti i fabbisogni, garantendo il corretto smaltimento dei rifiuti. L’Ato deve essere autonoma ed è necessario, quindi, spingere sulla raccolta differenziata e ragionare sul recupero e sul riciclo».
Se sul piano dell'Ato il no a Case Passerini azzera la pianificazione sui rifiuti degli ultimi 10-15 anni, per quanto riguarda la chiusura dell’inceneritore di Montale nel 2023, assicura Fragai, tutto rimane invariato. «Per Montale – osserva – non cambia niente. Il presidente della Regione Enrico Rossi ha parlato in questi giorni di riorganizzazione e ottimizzazione degli impianti esistenti ed è necessario, a questo punto, capire cosa volesse dire. Ovviamente la volontà delle amministrazioni di Montale, Agliana e Quarrata di chiudere l’impianto di via Tobagi non cambia. Resta da capire cosa intendesse il presidente della Regione, che entro l’estate dovrà dire cosa vuole fare. È evidente che la raccolta differenziata deve essere portata avanti. Secondo le previsioni dovevamo trovarci almeno al 70% nei diversi territori già da più di un anno, ma così non è. Se gli impianti non vengono costruiti, le soluzioni alternative devono essere messe in pratica».
Che la previsione di chiusura dell’inceneritore di Montale non sia in discussione, lo ribadisce anche Edoardo Franceschi, presidente di Cis Spa, partecipata che detiene la proprietà dell’impianto di via Tobagi. «Montale – afferma – chiuderà nel 2023. Questa è la volontà dei sindaci dei tre comuni proprietari. La sentenza del Consiglio di Stato su Case Passerini pone la questione della pianificazione. È una sentenza che incide sulla pianificazione dell’Ato, ma non sulla chiusura dell’impianto di Montale».
Tommaso Artioli
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