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Associazione a delinquere scoperta da carabinieri e Finanza, 27 misure cautelari tra Toscana e Calabria
Alcune delle persone coinvolte secondo gli investigatori sono vicine alla 'ndrangheta
PISTOIA. Un'organizzazione criminale dedita da almeno sette anni a truffe, estorsioni, usura e responsabile anche di bancarotta fraudolenta e riciclaggio è stata smantellata da carabinieri e Guardia di finanza di Pistoia che hanno arrestato 24 persone, di cui due sono finiti in carcere e gli altri agli arresti domiciliari su disposizione del gip Alessandro Buzzegoli. Si tratta di Ignazio Ferrante, 52 anni, originario della provincia di Reggio Calabria, domiciliato a Pieve a Nievole, ex commercialista radiato dall'albo e condannato per associazione a delinquere di tipo mafioso e di Demetrio Caracciolo, 60 anni, originario di Reggio Calabria, residente a Massa e Cozzile, imprenditore. Un'altra persona coinvolta nell'indagine è stata sottoposta all'obbligo di dimora mentre altri due sono ricercati.
E' questo l'atto finale di una inchiesta iniziata nell'aprile 2015, che strada facendo si è intersecata con un'altra indagine che riguardava, in parte, gli stessi personaggi. Un'inchiesta portata avanti in modo coordinato da carabinieri e Guardia di finanza, che hanno lavorato insieme sotto la guida di due pm pistoiesi, Fabio Di Vizio (ora trasferito in un'altra sede) e Claudio Curreli. Quest'ultimo ha partecipato alla conferenza stampa al Comando carabinieri di Pistoia. L'inchiesta documenta come i due principali imputati, finiti in carcere, e gli altri raggiunti dalle ordinanze di custodia cautelare, avessero creato una vera e propria organizzazione a delinquere che aveva come primaria attività la bancarotta fraudolenta, l'evasione ed elusione fiscale, l'illecito impiego di capitali, trasferiti anche all'estero. In sostanza le imprese coinvolte venivano "svuotate" delle risorse aziendali, fino ad arrivare all'insolvenza o addirittura al fallimento. A quel punto le aziende venivano intestate a dei prestanome senza risorse proprie, che quindi vanificavano ogni tentativo di recuperare attività. In questo modo l'organizzazione poteva sfruttare le risorse opportunamente distratte investendo in nuove attività imprenditoriali che, di fatto, subentravano alle imprese fallite o insolventi. Il tutto accumulando ingenti debiti nei confronti del Fisco con le tasse evase. Secondo gli inquirenti, sommando i danni subiti dai creditori e dall'Erario nel giro di una decina di anni - da tanto sarebbe operativa l'organizzazione - si raggiunge una cifra di 50 milioni. Queste, in sostanza, le ipotesi al centro dell'inchiesta "Amici Nostri".
Ma una parte degli appartenenti all'organizzazione criminale, secondo gli inquirenti, utilizzava le aziende che di fatto controllava, per commettere altri reati, di cui si è occupata l'inchiesta "Pluribus". In sostanza, venivano fatte figurare assunzioni fittizie (62 in tutto), con l'obiettivo di aiutare migranti ad ottenere il permesso di soggiorno, oppure a far erogare all'Inps indennità di disoccupazione (Naspi) non dovute, consentire l'accesso al credito mediate false buste paga e così via.
I carabinieri hanno avviato le indagini nell'aprile del 2015, concentrando l'attenzione sull'operato di uno studio di commercialisti di Pistoia e sugli imprenditori a loro collegati mentre le Fiamme Gialle, dal gennaio dello scorso anno, hanno iniziato a svolgere accertamenti di polizia economico-finanziaria sul loro conto. Le indagini sono state molto aiutate dalle intercettazioni telefoniche e ambientali, soprattutto quelle eseguite nello studio professionale di Pistoia, che consentirebbero di mettere in chiara luce i rapporti tra i componenti dell'organizzazione. Le indagini hanno anche riesaminato gli atti di alcuni procedimenti ormai conclusi, che alla luce delle due inchieste, hanno potuto offrire nuove indicazioni al lavoro degli investigatori.
Nel corso dell'operazione sono state sequestrate per la confisca otto aziende, con sedi a Pistoia, Buggiano e Montelupo Fiorentino, dei settori della ristorazione, movimento terra, edilizia, vendita di tabacchi. Sequestrati anche beni immobili e mobili, conti correnti e depositi bancari per un ammontare complessivo di circa 36 milioni di euro.I nomi delle aziende non sono stati forniti, perché, come ha spiegato Curreli, continuano a funzionare, in modo perfettamente regolare, sotto il controllo di amministratori giudiziari che sostituiscono gli amministratori effettivi e quelli fittizi, per cui un loro coinvolgimento esplicito creerebbe un danno economico rilevante.
Nel corso della conferenza stampa è stata ribadita l'efficacia della collaborazione tra carabinieri e finanzieri. "E' un'operazione importante, quella portata a termine - ha sottolineato il sostituto procuratore Claudio Curreli - perché ci ha consentito di bloccare personaggi e aziende che di fatto drogavano l'economia della provincia e si indebitavano con il fisco. E' stata fatta una vera e propria opera di pulizia, restituendo trasparenza agli assetti di molte aziende. Purtroppo non è stato possibile individuare con certezza la provenienza dei capitali al centro dei "traffici" dell'organizzazione, ma è presumibile la loro origine delinquenziale". Del resto uno degli indagati ritenuti al vertice dell'organizzazione, Ignazio Ferrante, è stato condannato per associazione a delinquere di tipo mafioso, mentre secondo l'inchiesta altri 13 tra i destinatari delle misure cautelari sarebbero contigui a consorterie di tipo mafioso. "Il segnale che vogliamo inviare - ha concluso Curreli - è che a Pistoia non c'è spazio per infiltrazioni legate alla criminalità organizzata, di qualunque tipo".
Ecco l'elenco completo delle persone agli arresti domiciliari. Vincenzo Fera, 64enne, originario della provincia di Reggio Calabria, residente a Serravalle, commercialista; Angelo Alberto Breschi, 73enne, originario della lucchesia, residente a Pistoia, commercialista; Leonardo Peragine, 31enne, pistoiese, imprenditore; Mirko Citti, 46enne, originario di Lucca, residente a Massarosa (Lucca), cuoco; Pasquale Adriano Tropea, 43enne, nato e residente a Lamezia Terme (Catanzaro), imprenditore; Paolo Zuccone, 47enne originario della provincia di Vicenza, residente a Massa e Cozzile (Pistoia), ragioniere; Massimo Rigone, 47enne originario di Napoli, residente a Pescia, ragioniere; Ciro Colimodio, 57enne, originario di Napoli, residente a Massa e Cozzile (Pistoia), imprenditore; Alfonso Scaturchio, 61enne, originario di Catanzaro, residente a Montecatini Terme (Pistoia), imprenditore; Franco Bernacchi, 75enne, originario e residente a Pescia (Pistoia), pensionato; Fabio Manolo Cosoleto, 47enne originario di Vibo Valentia, residente a Gioia Tauro (Reggio Calabria), imprenditore; Marco Cappello, 47enne nato in Germania, residente a Uzzano (Pistoia), operaio; Ugo Vecchi, 74enne, originario di Catania, residente a Firenze, pensionato; Franco Papuzzo, 67enne, nato e residente a Vibo Valentia, di fatto domiciliato a Montecatini terme, pensionato; Pieraldo Guidi, 62enne, nato e residente a Firenze, pensionato; Marco Ignazio Pili, 68enne, originario di Cagliari, residente a Cascina (Pisa), rappresentante di commercio; Alessio Arnesano, 47enne nato e residente a Firenze, imprenditore; Emanuele Giacomelli, 53enne, pistoiese residente a Quarrata (Pistoia), imprenditore; Daniele Torracchi, 52enne, nato e residente a Pistoia, imprenditore; Emanuele Borgese, 60enne, originario della provincia di Reggio Calabria, residente a Massa e Cozzile (Pistoia, imprenditore; Paolo Fedi, 48enne, nato e residente a Pistoia, imprenditore; Giuseppe Pacini, 72enne, originario di Prato, residente a Pistoia, imprenditore. Ha l'obbligo di dimora, invece, Giovanni Cavataio, 53 anni, palermitano ma residente a Pieve a Nievole.
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