Sicurezza
Cerimonia lampo per la Liberazione
L’omaggio dura 12 minuti. E il sindaco non cita la Resistenza. «Filonazisti pericolosi, ma anche l’antifascismo strumentale»
PISTOIA. Dodici minuti. Da quando le bande cittadine intonano “Fratelli d’Italia” aprendo la cerimonia ufficiale del 73° anniversario della Liberazione a quando la chiudono con “Bella Ciao”, passa meno di un quarto d’ora. Tempo evidentemente sufficiente in cui, a differenza delle ben più lunghe celebrazioni passate, è stata concentrata la classica scaletta della cerimonia ufficiale del 25 aprile pistoiese, con la deposizione di una corona d'alloro, il silenzio davanti al monumento ai caduti della Resistenza, nella piazza omonima, e il discorso del sindaco Alessandro Tomasi.
Discorso atteso, quello del primo sindaco di centrodestra della città, perfettamente in tono – quanto a durata – con la celebrazione in cui si è inserito. Nei cinque minuti in cui Tomasi ha preso la parola, il sindaco si è concentrato più sul presente che sul passato. Una riflessione in cui – come successo lo scorso 8 settembre, nel giorno della Liberazione della città – non c’è stato spazio per citare il ruolo dei partigiani, né il valore della Resistenza e il suo contributo alla Liberazione. Una Resistenza ai cui caduti sono dedicate la lapide e la piazza dove da sempre si ricorda a Pistoia il 25 aprile.
Qualcuno tra la piccola folla rumoreggia, i più restano indifferenti quando Tomasi iniziando il ricordo del «giorno della fine dell’occupazione nazista e del regime fascista», evidenzia come il 25 aprile oggi debba soprattutto essere occasione per «sondare la salute della democrazia sulla quale- dice il primo cittadino- non mi sento preoccupato perché il paese ha fatto propri i valori costituzionali, grazie a tante associazioni che contribuiscono ogni giorno a rinverdirle e con cui da sindaco mi interfaccio».
In una tenuta complessivamente forte della democrazia, Tomasi intercetta alcune crepe nel clima di tensione scaturito da quelli che chiama «gruppuscoli che cercano solo il nemico da abbattere». Da una parte cita «quelli che si rifanno al nazismo», e a questi contrappone «quelli che nascondendosi dietro all’antifascismo, si arrogano di distribuire patenti di democrazia per scopi di lotta politica». Parole che sembrano non fare troppa differenza tra chi si ispira ad un'ideologia che insieme al fascismo è rifiutata dalla Costituzione e chi, in maniera sbagliata e strumentale, l'apologia di tali idee le combatte. «È una farsa su una tragedia che lacerò le famiglie, di cui i giovani fanno le spese spinti da cattivi maestri» aggiunge Tomasi. La chiusa del breve intervento è dedicata alle tensioni globali. Il sindaco si dice stupito nel vedere un'Italia sopita davanti alla guerra in Siria, a differenza del fermento - pur con posizioni contrastanti - del 2003 (anno dell'intervento militare in Iraq).
Tomasi ringrazia, scende dal palco e saluta, trattenendosi con i cittadini che lo vanno a salutare. Mentre le note della banda che intonano “Bella Ciao”, spingono i più a cantare di quel “fiore del partigiano” che compare anche sul numero speciale de “Lo Snodo” che i ragazzi dell'Arci distribuiscono in piazza. Facendo risuonare nell'aria quella parola cancellata dal discorso ufficiale.
ALTRI SERVIZI A PAG. 5
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
