Gioco
In regola le insegne in centro Tanti invece i mini-locali
Il nuovo regolamento comunale sul commercio (comunque non retroattivo) “promuove” le attività nell’area della Ztl. Eccetto che per le dimensioni
PISTOIA. Nessun giro di vite in arrivo per quanto riguarda la tutela della qualità del commercio del centro storico, all'indomani dell'approvazione da parte del consiglio comunale del nuovo “Regolamento per la valorizzazione e per la tutela delle aree urbane meritevoli di particolare attenzione”, regolamento fitto di prescrizioni e divieti a tutela della tipicità e delle caratteristiche del centro storico cittadino.
Lo standard qualitativo per gli esercizi di vendita e somministrazione di alimenti e bevande, nell'area compresa nella Zona a traffico limitato del centro di Pistoia, è infatti già piuttosto elevata. E basta fare un giro per i vicoli e le piazze cittadine per accorgersene, prendendo a riferimento, magari, una città come la vicina Prato, dove ci sono zone in cui la presenza di locali con insegne in lingua straniera (soprattutto cinese) è decisamente più alta.
Il regolamento non è ovviamente retroattivo, dunque non può essere applicato ai locali già aperti, ma facendo un giro per il centro, ci si accorge di come la maggioranza sia già perfettamente in linea con le nuove norme. Nel centro storico di Pistoia, infatti, sono praticamente inesistenti le insegne luminose o quelle scritte con caratteri diversi dall'alfabeto latino (eccezion fatta per alcuni rarissimi casi). I centri scommesse, i money transfer e i night club non ci sono, e dopo l'entrata in vigore del nuovo regolamento non potranno mai aprire.
A dare conferma di come lo «standard qualitativo degli esercizi di vendita e somministrazione sia già medio alto a Pistoia» è lo stesso dirigente del Servizio sviluppo economico e promozione territoriale del Comune Giuseppe Napolitano, che sottolinea come il regolamento, per il futuro, punti piuttosto a un ulteriore valorizzazione del commercio di qualità.
Una qualità che, come detto, è comunque già di livello. Nessun giro di vite, dunque, tanto che dal febbraio scorso – quando è entrata in vigore l'ordinanza del sindaco Alessandro Tomasi che, di fatto, anticipava alcune delle norme messe poi nero su bianco all'interno del documento – nessuna richiesta di nuove aperture nell'area interessata è stata respinta, perché non consona.
Decisamente diversa è, invece, la situazione se si vanno a guardare le nuove norme relative alla metratura dei locali. Con le nuove integrazioni appena approvate, la distanza minima tra gli spazi di preparazione degli alimenti e la pubblica via è definita in due metri, mentre per i fondi con superficie di somministrazione inferiore ai 60 metri quadri scatta l'obbligo di avere un bagno accessibile anche alle persone con disabilità. Norme che, se per assurdo, potessero essere applicate ai locali già aperti, determinerebbero la chiusura di molti. Specialmente nelle vie del comparto Sala, infatti, sono moltissimi i locali con una metratura inferiore ai nuovi standard richiesti, e molti di questi non hanno bagni accessibili a persone diversamente abili.
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