Attenzione
Da Boldrini solidarietà a don Massimo Biancalani. "E basta con la Bossi-Fini" - VIDEO
L’ex presidente della Camera: siamo solo persone che cercano soluzioni. Manifestazioni contrarie di Casa Pound e Forza Nuova senza problemi di ordine pubblico
PISTOIA. «Felice di essere qui, in una comunità coraggiosa, che si raccoglie intorno a un uomo di chiesa. Un sacerdote coraggioso che è riuscito in questi anni a fare molto per il nostro contesto sociale. Don Massimo Biancalani ha dimostrato che si può collaborare alla soluzione dei problemi». È una Laura Boldrini fiera e orgogliosa quella che prende la parola, sabato 21 aprile, dal banchino con la bandiera della pace posizionato davanti all’altare della chiesa di Vicofaro.
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“La comunità possibile. Un dialogo sul mondo”, questo il titolo dell’incontro a cui ha accettato di partecipare l’ex presidente della Camera (attuale parlamentare di “Liberi e uguali”) nella chiesa del parroco più conosciuto di Pistoia. Le strade d’ingresso a Vicofaro sono state transennate. In servizio d’ordine, a garantire che tutto si svolga in sicurezza (e così è stato), carabinieri, Municipale e polizia, con Digos e Squadra mobile. Nella mattina una trentina di esponenti di Casa Pound hanno manifestato in piazza San Francesco, imitati nel primo pomeriggio dai militanti di Forza Nuova, in via Macallè. Questi meno numerosi, una quindicina di persone con bandiere italiane e uno striscione in evidenza “Pistoia rifiuta il boldrinismo”. Definiscono Boldrini “ospite sgradita” a Pistoia. Entrambe le manifestazioni sono state sostanzialmente ignorate dai passanti.
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Contesto opposto a Vicofaro, dove “We’re the world” in sottofondo e gli slogan gridati al megafono da una ragazza dell’Assemblea antifascista parlano di due visioni del mondo attualmente non conciliabili. Giacca a righe bianche e blu, jeans, sorriso non di facciata, l’ex presidente della Camera arriva a Vicofaro alle cinque del pomeriggio. Sul sagrato della chiesa qualcuno le chiede di farsi un selfie insieme. Boldrini sorride, abbraccia un emozionato don Massimo e si avvicina alla chiesa. Via via che si avvicina i ragazzi del centro di accoglienza suonano con maggior forza il bongo. Fino all’applauso e alla foto di rito. Si ritroveranno due ore dopo per una cena alla “Pizzeria del rifugiato”.
«Sono qui – dice alle persone presenti all’interno della chiesa, circa 200 – per dimostrare solidarietà a don Massimo e al messaggio che coraggiosamente porta avanti. Un messaggio di condivisione e pace che è diventato oggetto di aggressione da parte di alcuni gruppi di ispirazione fascista come Casa Pound e Forza Nuova, che pensano di intimidirlo con le loro manifestazioni assolutamente inconcludenti. Quattro gatti che alzano la voce, che sono disperati – lo capisco, perché Salvini gli ha scippato il consenso – ma che se la prendono con chi tenta di risolvere un problema difficile. Lo fanno con lui, però lo hanno fatto in questi anni anche con me, che dopo 15 anni di lavoro all’Alto Commissariato delle Nazioni Unite e 25 nelle altre Agenzie Onu ho cercato di dare risposte concrete. E allora diventi l’obbiettivo. Penso che noi dobbiamo invece riuscire a capovolgere questo assetto e a parlare chiaro: questi gruppi dovrebbero andare sciolti, ma perché lo dice la Costituzione (applauso dal pubblico, ndr). Forse è giusto il momento di fare questo passaggio, come già fu fatto negli anni ’70. Che altro serve per scioglierli? » .
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«Sento – prosegue – farneticazioni sulla “sostituzione etnica” che vorremmo mettere in atto. Vale la pena dire che queste sono assurdità. Che cerchiamo di dare una mano in una situazione difficile. Sono una donna delle istituzioni, non invito i richiedenti asilo a venire da noi. Forse ci sono motivi più seri per cui prendono questa decisione: guerre, fame, Paesi ricchi di risorse non equamente distribuite... Ai governi italiani che si sono succeduti negli ultimi anni rimprovero di non aver messo mano alla legge Bossi – Fini, una legge che sembra fatta apposta per creare irregolarità. Se il fenomeno migratorio non è ben gestito è anche perché non abbiamo gli strumenti giuridici per farlo».
«Abbiamo bisogno – dice don Massimo – di politici come te, che affrontano questo tema epocale con serietà e determinazione. Abbiamo iniziato questo percorso due anni e mezzo fa, dopo l’appello di Papa Francesco. Un’avventura non priva di imprevisti, di sgambetti, di problemi. Ci chiamano drogati, ci chiamano violenti... La realtà è che siamo una realtà complessa. La speranza e la fiducia nel futuro non nascondono la complessità. Il titolo dell’incontro chiede se un mondo nuovo è possibile. Se comunità diverse possono convivere. solidalizzare. Io dico di sì, l’incontro è possibile».
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