Il dolore
A processo la vedova dell’ex pompiere
La procura ha chiesto il giudizio immediato: «Niente udienza preliminare, evidenti le prove dei maltrattamenti»
PISTOIA. Schiaccianti le prove nei suoi confronti. Almeno secondo la procura, che per tale motivo ha chiesto il giudizio immediato per Bogdana Marinova Vesselinova, la 50enne di origini bulgare accusata di aver provocato – con i suoi continui soprusi e maltrattamenti – la morte del marito, l’ex vigile del fuoco Antonio De Witt, trovato senza vita, all’alba del 5 febbraio 2017, sul pavimento della squallida cameretta in cui era costretto a dormire.
Il pm titolare dell’inchiesta, Giuseppe Grieco, ha perciò deciso portare subito a processo la donna davanti al tribunale collegiale, saltando la fase intermedia della richiesta di rinvio a giudizio e dell’udienza preliminare. Così come prevede il codice di procedura penale in presenza di determinati requisiti: oltre all’evidenza della prova, l’esistenza – come in questo caso – di una misura cautelare in corso (nello specifico si tratta di arresti domiciliari) e di un interrogatorio già effettuato. Condizioni la cui esistenza sarà valutata ora dal gip del tribunale, chiamato a concedere il nulla osta finale.
Invece che davanti al tribunale collegiale, il giudizio immediato potrebbe essere celebrato davanti al gup qualora l’imputata chiedesse di essere processata con il rito abbreviato: un processo senza testimoni in aula ma solo sulle carte, che, come premio per il risparmio di tempo e risorse, concede all’accusato lo sconto fino a un terzo sull’eventuale pena.
L’accusa nei confronti della Marinova Vesselinova è quella di maltrattamenti aggravati dalla morte della vittima. Botte, offese, minacce, continue umiliazioni, come quella di essere lasciato senza un soldo in tasca, al punto da trovarsi costretto – lui, con la sua pensione di vigile del fuoco – ad andare a chiedere l’elemosina a vicini di casa e conoscenti. E a bussare al portone delle suore, per avere qualche panino con cui sfamarsi. Maltrattamenti che, secondo la procura, erano andati avanti per mesi, anni, da subito dopo il matrimonio, e che alla fine, dopo l’ennesimo pestaggio, sono stati la causa della morte.
Secondo il pm, la Marinova aveva sottoposto il marito a “sofferenze fisiche e morali in modo continuativo ed abituale, attraverso una pluralità di condotte, tanto da cagionarne la morte nella tarda serata del 4 febbraio del 2017”. Una condotta violenta “caratterizzata da abitualità e da una pervicacia crudele, posta in essere con progressione esponenziale nei giorni antecedenti il 4 febbraio del 2017; giorni nei quali l’uomo veniva sottoposto a violenti pestaggi, anche facendo uso di oggetti atti ad offendere, riportando lesioni in vastissime parti del corpo e ferite lacere contuse” spiega la procura.
L’ultimo pestaggio, secondo gli inquirenti, il giorno della morte, quando, con il setto nasale rotto forse nel cadere a terra, Antonio De Witt era stato abbandonato per ore sul pavimento della sua cameretta. «La morte sopraggiungeva quindi come epilogo dei maltrattamenti intesi come la somma delle continue violenze e dell’abbandono nella notte del 4 febbraio» accusa il pm. E ancora: «L’autopsia, ha evidenziato una terribile progressione di violenza nelle ore antecedenti alla morte». Morte arrivata quando il cuore dell’ex pompiere si era arrestato a causa di un’aritmia fatale scatenata dallo stress dovuto alla «violenta e reiterata serie di percosse subita». La vedova adesso rischia dai 12 ai 24 anni di carcere.
Massimo Donati
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