Il Tirreno

Pistoia

Ospedale, impossibile garantire la pulizia

di Alessandra Tuci
Ospedale, impossibile garantire la pulizia

La protesta della sessantina di dipendenti della ditta che gestisce il servizio: «Turni massacranti, tempi troppo stretti»

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PISTOIA. Devono fare le pulizie in tutta fretta, i turni sono massacranti, i tempi troppo ristretti rispetto alla mole di lavoro: è stato di agitazione tra i dipendenti della ditta di pulizie dell’ospedale San Jacopo di Pistoia, la Manutencoop, una sessantina di persone in tutto, quasi tutte donne e quattro uomini. E il prossimo passo sarà lo sciopero, presumibilmente il 23 aprile, e con la possibilità che si protragga per più di una sola giornata.

Una situazione insostenibile, accusano le dipendenti, che non possono fare altro che eseguire il lavoro in fretta e perciò, sostengono, senza la dovuta attenzione che invece è necessaria in un ospedale.

«Dove prima si spolverava due volte al giorno se va bene si spolvera una sola volta, si tira via a fare le dimissioni, gli utenti sono scontenti e tutti sono nervosi» scrivono i lavoratori in una lunga lettera. L’ufficio preposto a dirigere tutto questo, continuano, spesso non è in grado di gestire questa complessa situazione e sbaglia a fare i turni, che vengono rimaneggiati continuamente generando ancora maggiore confusione.

«In tutto questo marasma – rincarano – la direzione sanitaria ha deciso unilateralmente di non volere più il turno notturno, costringendo la ditta a distribuire le tante zone che venivano pulite di notte fra diverse lavoratrici che di punto in bianco si sono trovate a dover entrare alle cinque anziché alle sei. Un’ora di differenza non sembra un granché, specialmente se sono gli altri a doversi alzare, ma per assurdo queste stesse lavoratrici si trovano un turno dove è previsto uno stacco di mezz’ora o un’ora nel quale devono stare ferme per poi riprendere a lavorare».

Da dove nasce tutto questo?

«Come sempre la questione sono i soldi – spiegano – L’Asl dà alla Ge.Sat. i soldi per gestire le ditte esterne, tra le quali quella delle pulizie. La Ge.Sat. decide quanto dare alle ditte per svolgere il lavoro, ma a regola mette a disposizione poco se entrambe le ditte si sono trovate in difficoltà. I risultati ottenuti sono questi: l’ospedale è sporco, a chi dovrebbe pulirlo non viene data la possibilità materiale di farlo, chi dovrebbe risolvere la situazione non è disposto a rinunciare alla sua fetta di guadagno, la Asl da una parte brontola (e ne avrebbe tutte le ragioni) ma dall’altra accetta la situazione perché non ha la forza né il potere di fare diversamente» scrivono nella lettera.

A confermare il tutto con la propria testimonianza è una donna che lavora all’ospedale dal 1999.

«Quando sono entrata al Ceppo era tutta un’altra storia – dice la donna, che vuole rimanere nell’anonimato – Ora o piangi o cerchi di fregartene: se prima occorreva un quarto d’ora per pulire una stanza, ora devi fare tutto in molto meno di 10 minuti. È un “bosco a baccano” e non si trova la soluzione. Oggi pomeriggio (mercoledì 18 aprile, ndr) so che i sindacati Cgil, Cisl e Uil e le Rsa dovrebbero avere un incontro in Regione».

Oltretutto, continua la dipendente, non c’è più un ordine logico da seguire, molte stanze vengono “saltate” per poi tornare a pulirle in un secondo momento. «Prima l’ordine era: colazione, pulizia e visita del dottore. Ora le stanze sono sempre occupate, entri e ci sono già i medici, il tempo è poco e le ultime stanze che rimangono da pulire sono penalizzate. Speriamo che la ditta tenga duro, che adotti una linea basata sulla dignità e sull’uguaglianza delle lavoratrici nonostante le pressioni che sicuramente subirà».

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