Toscana
«A Pistoia indispensabile un nuovo palazzetto»
Per l’ex capitano biancorosso Gek Galanda quello della capienza minima è solo un dettaglio: il futuro impianto dovrà essere una fonte di reddito
PISTOIA. «La linea della Federazione sulla questione palasport è chiara: le società devono capire che queste strutture devono diventare fonte di reddito e non di spesa. Chi non lo recepisce rischia di restare indietro. A Pistoia ci vuole un palazzetto nuovo».
È l’ex capitano del Pistoia Basket Gek Galanda ad intervenire sul tema della deroga chiesta dal Comune di Pistoia alla Federazione Italiana Pallacanestro. Quella che permetterebbe di giocare al PalaCarrara anche il prossimo campionato di Serie A, anche se la capienza dell’impianto sarà di 3.993 posti e non di 5.000, il minimo previsto dalla “governance” del basket italiano. E se la Federazione ufficialmente non ha niente da dire sul caso Pistoia, intervistato dal Tirreno ci pensa Galanda a chiarirne le intenzioni. L’ex capitano biancorosso Basket parla a pieno titolo visto che, dalla primavera 2017, è consigliere federale della Fip (in quota giocatori professionisti) e c’era anche lui alla votazione che ha decretato l’aumento della capienza minima dei palasport di Serie A da 3.500 a 5.000 posti (le 26 società sono rappresentate, in consiglio, dal presidente di Pesaro Ario Costa che, su loro delega aveva espresso voto favorevole.
«L’unica decisione ufficiale presa finora dal consiglio federale – ammette Giacomo Galanda – è la deroga per i playoff, mentre per la prossima stagione non è ancora stato deliberato nulla. Verrà fatto al momento delle iscrizioni al prossimo campionato. Anche altre piazze devono risolvere delle difficoltà quindi vedremo quel che succederà. Ho letto in questi giorni il botta e risposta che c’è stato e mi permetto di dire questo: scontrarsi su questa tematica per sapere se uno ha più colpe dell’altro ed accusarsi a vicenda non risolve la situazione. Prima le società tutte, non solo Pistoia, capiscono che i palazzetti devono diventare una fonte di reddito e non di spesa, e meglio sarà per l’intero movimento».
Come sempre, il Gek nazionale parla chiaro e forte lanciando un messaggio che, in qualche modo, deve essere raccolto da istituzioni, società e tifosi. «Sul caso specifico – prosegue Galanda – va fatta un’analisi lucida, e lo dico da persona che sa perfettamente com’è la struttura del PalaCarrara: anche se la Federazione desse il via libera ad una capienza di 4.800 spettatori, si continua a non affrontare il problema, perché quello che viene chiesto è molto altro: i palasport non possono vivere due pomeriggi al mese, ma devono essere sempre attivi, con concerti, meeting, eventi e quant’altro. Servono strutture con area hospitality, impianto di condizionamento, wi-fi libera per tutti, efficienza energetica e molto altro ancora e, al momento, questo a Pistoia non c’è. È utile investire nel prodotto attuale? Secondo me, a Pistoia, un palasport nuovo serve a prescindere dal fatto che possa diventare o meno un tutt’uno col progetto della Cittadella (fermo da un anno, ndr). Bisogna, con l’impegno dei privati, trovare il luogo dove costruirlo, senza fare tragedie se si è costretti ad emigrare in altri impianti per un certo periodo di tempo».
Un utopia? Non per Galanda e la Fip. «Gli investimenti si possono fare in tanti modi – conclude Gek – Ci sono fondi europei da intercettare, il credito sportivo ed altri canali ma, a questo proposito, l’amministrazione comunale deve essere chiara e dare il palasport in gestione alla società per un periodo molto lungo, decine di anni per intendersi. Allo stesso tempo, le società – e non parlo solo di Pistoia – devono fornire una differente programmazione del proprio futuro, in ambiti come settore giovanile ed investimenti, dando garanzie alla Federazione per un miglior prodotto da offrire al pubblico. Ecco perché la questione non sta solo nella deroga alla capienza minima».
Saverio Melegari
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